Giosue Carducci

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Carducci, Giosue. Gedichte / Giosue Carducci, Zürich Coron zirka 1975
333 Seiten. Inhalt: Kleine Geschichte der Zuerkennung des Nobelpreises für Literatur an Giosue Carducci von Dr. Gunnar Ahlström. Verleihungsrede anläßlich der feierlichen Überreichung des Nobelpreises für Literatur an Giosue Carducci am 10. Dezember 1906 von C. D. af Wirsen. Leben und Werk von Giosue Carducci von Paul Renucci. Gedichte von Giosue Carducci in Übersetzungen von Bettina Jacobson und Fritz Sternberg. Anmerkungen. Bibliographie der Werke von Giosue Carducci. Als Frontispiz, ein Porträt des Autors. Von führenden deutschen Buchgestaltern illustriert.

Gebunden, Weisser Seidentaft Einband-der mit Original Klarsichtfolie umlegt. Einband an den Kanten etwas gelblich, ansonsten sauber. Kopffarbschnitt. Buchblock sauber!

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Carducci, Giosue: Poesie Di Giosue Carducci, 1850-1900. In 8vo, con un ritratto e 4 facsim.ripieg., leg.ed.in t.tela,titoli in oro al dorso. Ventesima edizione. In good condition, hardcover. Nicola Zanichelli,Bologna 1939.
Giosue Carducci (Pseudonym: Enotrio Romano; * 27. Juli 1835 in Valdicastello, heute Pietrasanta, Toskana; 16. Februar 1907 in Bologna) war ein italienischer Dichter, Redner und Literaturhistoriker. Von 1856 bis 1857 war Carducci als Lehrer der Rhetorik in San Miniato al Tedesco bei Pisa tätig. Aufgrund seiner atheistischen Ansichten wurde seine Bewerbung um eine Professur für Griechisch in Arezzo abgelehnt. 1860 wurde er Professor für Griechisch in Pistoia, 1861 Professor für italienische Literatur in Bologna (bis 1903). Carducci wurde 1862 Mitglied der Freimaurerloge Galvani und Mitbegründer der Loge Felsinea in Bologna, später affiliert in der Loge Propaganda Massonica. 1890 wurde Carducci, der als politischer Dichter und herausragender Redner schon damals beachtliches Ansehen genoss, zum Senator berufen. 1906 erhielt er den Nobelpreis für Literatur. (Wikipedia)

xiv, 1123 S.

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Importante minuta autografa in brutta copia di una lunghissima lettera che il filologo Giovanni Tortoli (Firenze, 1832-1914), Arciconsolo della Crusca, scrive a Giosue Carducci in merito ad una polemica letteraria, 1877.

Documento manoscritto assai interessante, siglato G.T., in formato cm.21,3x15,3, fittamente compilato su due colonne su quattro facciate rispettivamente di 43, 39, 56 e 44 righe. Si tratta di una brutta copia, estremamente pasticciata e fitta di correzioni, cancellature, giunte e rimandi, ma perfettamente intellegibile, Alcune ininfluenti abrasioni lungo le piegature. "Se tu abbia di me conservata memoria, o se il tempo e la lontananza ti abbiano fatto dimenticare del tutto l'antica amicizia, non so, ne te lo dimando, non piacendomi di riuscire molesto a nessuno: io certo non mi sono mutato di animo al tuo riguardo, e ti ho sempre la stessa affezione di una volta. E prova te ne sia la liberta con la quale ti scrivo la presente, sotto l'impressione sinistra, non lo dissimulo, di un articolo che non avrei mai creduto possibile fosse concepito, non che scritto da te, tanto disdice ai tuoi studj e al tuo ingegno, e contravviene a quell'onesta letteraria, in nome della quale biasimi coloro che parlano di quel che non fanno. Tu intendi alla prima che alludo a quell'articolo, che scrivesti in servigio del Sig. Cerquetti, e contro l'Accademia della Crusca e il suo Vocabolario; artciolo che ho letto sol oggi [...]. Vorrei bene poter passar sopra al tuo articolo, ma il grado che occupi nel pubblico insegnamento, ed il nome che meritatamente ti sei acquistato nelle lettere, e al quale solo (non nell'Accademia, credilo) hai fatto ingiuria col tuo scritto, non solamente mi vietano il silenzio, ma mi impongono invece di essere piu severo con te che con lui. Un pedante, che ignora perfino la grammatica, che non intende ne gli esempj che allega, ne le definizioni del Vocabolario, che piglia per belle e buone le false lezioni dei testi e gli errori degli scrittori (e tutto questo provero largamente), e che solo ha il merito di aver trovato qualche voce di regola, e corretto non molti errori di stampa e pochissime citazioni sbagliate, e da te strombazzato per "prode cultore della filologia italiana"; da te che sai bene quel che voglia dire filologia e quel che importi il nome di filologo! [...] Ripetere che l'Accademia "deve distruggere" quella pubblicazione, mentre essa ha detto e ridetto piu volte il vero motivo dell'averla messa da un canto, che fu la segregazione della parte arcaica della lingua dal corpo del Vocabolario, non e perfidia, non e forse slealta? Stampare che gli Accademici della Crusca "adulterano" i testi e "sconciano" i corpi, quasi che fossero un branco d'idioti, non e una trivialita indecente per un uomo che abbia pudore e si rispetti?". La lettera prosegue poi a lungo sullo stesso tenore, con nuove motivazioni progressivamente aggiunte dal Tortoli. E' allegata copia, in verita assai guastata al dorso, ma integra nel testo, dell'opuscolo che il Tortoli diede alle stampe per confutare le tesi del Cerquetti: "Alle accuse di malafede e di menzogna date dal Signor Alfonso Cerquetti. Risposta di Giovanni Tortoli seguita da un'appendice concernente il signor Pietro Fanfani" (Firenze, Carnesecchi, 1877). Si tratta di una accorata e durissima minuta di una lettera che il letterato Giovanni Tortoli, Accademico della Crusca dal 1858 e Arciconsolo della stessa dal 1905, che fu uno dei principali compilatori della 5a edizione del Vocabolario, indirizza a Giosue Carducci. La stesura della missiva si inserisce in una annosa polemica che vede protagonista il linguista Tommaso Fanfani, da sempre critico nei confronti degli Accademici della Crusca alla prese con la revisione del celebre Vocabolario, parlando addirittura di "insulsaggine settaria, pedanteria arcaistica e imperizia tecnica dei compilatori (cfr. "Il Vocabolario novello della Crusca", Milano, 1876). Un collaboratore del Fanfani, Alfonso Cerquetti (Montecosaro, 1830-1905), nel 1877 taccia di incompetenza gli estensori della revisione, tanto da venire prontamente querelato dagli accademici Cesare Guasti, definito addirittura "mentirore, disonesto, ciarlatanescamente sfacciato", e, appunto, Giuseppe Tortoli per diffamazione ed ingiurie a mezzo stampa. Il Tortoli rispose anche con un opuscolo "Alle accuse di malafede e di menzogna date dal Signor Alfonso Cerquetti. Risposta di Giovanni Tortoli seguita da un'appendice concernente il signor Pietro Fanfani" (Firenze, Carnesecchi, 1877). In tale diatriba si inseri dunque anche il Carducci, e la brutta copia della presente lettera, il cui tono appare in tutta la sua veemenza nei brani da essa sopra estrapolati, testimonia la immediata reazione del Tortoli, ad accorata difesa del lavoro suo e degli altri accademici. La vicenda si concluse con una lieve condanna per il Cerquetti. Non si ha notizia se la missiva sia stata effettivamente spedita al Carducci, o se questi abbia poi risposto. Nell'epistolario contenuto nella "Edizione Nazionale delle opere di Giosue Carducci" (Bologna, Zanichelli, edizione 1938-1968) compare una sola lettera del "vate" al Tortoli, ed e datata 1875.

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Carducci, Giosue. Poesie di Giosue Carducci 1850 1900. Bologna, Nicola Zanichelli, 1942. ; fester Einband / hard cover

1125 S. mit Portrait v. Giosue Carducci auf Frontispiz und einigen Faksimilen. OLn.

[SW: Literatur, Italienische Literatur, Lyrik]

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