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  • Bild des Verkäufers für DUELLO, LIBRO DE RE, IMPERATORI, PRINCIPI, SIGNORI, GENTILHOMINI, & de tutti Armigeri, continente Diffide, Concordie, Pace, Casi accadenti, & Judicii con ragione, exempli, & Authoritate de Poeti, Hystoriographi, Philosophi, Legisti, zum Verkauf von Roger Middleton P.B.F.A.

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    TITLE CONTINUED: Canonisti, & Ecclesiastici: Opera dignissima, & vtilissima ad tutti gli spiriti gentili. Early edition 1523, Italian text, small 8vo, approximately 140 x 90 mm, 5½ x 3½ inches, 152 unnumbered leaves, collation: A-T8 (-A8 & T8 - blanks?), colophon on T7v, half page engraving of duel before 5 seated judges on title page, woodcut initials, the first heightened with gold, author's name on B1r, imprint from colophon. Very attractively bound by Paris binder Gruel in gilt panelled red morocco, gilt corner ornaments, raised bands to spine, richly gilt in compartments, gilt title, date and name of binder, all edges gilt, elaborate gilt inner dentelles (turn ins), marbled endpapers. Small pale stain to lower cover, corners slightly bumped, tiny closed tear to top inner margin of title page, neatly repaired, neat early signature to lower margin of title page, pale age-browning to signature O. A very good copy of one of the earliest works on duelling. Paride dal Pozzo (1410-1493), known as Paris de Puteo, was an Italian jurist. His treatise was first printed in Latin in 1471, then in Italian at Naples by Sixtus Riessinger, not before 1475. Cockle, A Bibliography of Military Books up to 1642, page 225, No. 865 (Note); Brunet, Manuel du Libraire, Vol IV, 983 (1518 edition); Thimm, Bibliography of Fencing and Duelling, page 233. MORE IMAGES ATTACHED TO THIS LISTING, ALL ZOOMABLE, FURTHER IMAGES ON REQUEST. POSTAGE AT COST.

  • Bild des Verkäufers für Duello, libro de Re, Imperatori, Principi, Signori, Gentil'homini; et de tutti Armigeri continente disfide, concordie, pace, casi accadenti; & iudicii con ragione, exempli, & authoritate de poeti, historiographi, philosophi, legisti, canonisti, & ecclesiastici. Opera . zum Verkauf von Studio Bibliografico Benacense

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    hardcover. Zustand: Good. Cm. 14,5, cc. (190) di cui l'ultima bianca. Bel frontespizio incorniciato da figure incise e bei capolettera istoriati. Legatura antica (settecentesca) in piena pergamena rigida, dorso a nervi con titoli manoscritti. Sparse bruniture, qualche macchietta, un paio di antiche firme di possesso e qualche difetto marginale al frontespizio, complessivamente discreta conservazione. L'autore, giureconsulto e consigliere di Alfonso primo d'Aragona, ottenne la cattedra di giurisprudenza a Napoli e fu maestro di Ferrante I che lo nominò uditore generale in tutto il Regno. Nato a Pimonte (Napoli) nel 1413, morto nel 1493. Edizione interessante e non comune. Book.

  • Bild des Verkäufers für Duello, Libro de Re, Imperatori, Principi, Signori, Gentil'homini & de tutti Armigeri, continente Disfide, Concordie, Pace, Casi accadenti & Iudicii, con ragione, Exempli & Authoritate de Poeti, Hystoriographi, Philosophi, Legisti, Legisti, Canonisti & Ecclesiastici. Opera dignissima, & utilissima ad tutti gli spiriti gentili. zum Verkauf von Studio Bibliografico Antonio Zanfrognini

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    In 8° piccolo (14,5 x8,5 cm); (200) cc. nn. Bella legatura realizzata tra la seconda metà del seicento ed i primissimi del settecento, con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Ex-libris novecentesco di Ludovico de Gobbis applicato al recto del piatto anteriore. Tagli azzurri. Piccolissima perdita di carta al margine interno bianco delle carte C1 e C2, assolutamente ininfluenti e presenti prima della stampa del volume e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Xilografia di duellanti al frontespizio, iniziali xilografiche, testo in corsivo. Il nome dell'autore, Paride Dal Pozzo, si ricava dall'intitolazione a carta B1r. Il nome degli stampatori, Pietro Ravani e Melchiorre Sessa il vecchio, si ricava dall'analisi del materiale tipografico. Fra le edizioni più rare e fra le primissime edizioni in lingua italiana stampate a Venezia dell'importante opera del celebre giurista italiano, conosciuto anche con il soprannome de "Il Puteo", Paride del Pozzo (in latino Paris de Puteo, Pimonte in provincia di Napoli, all'epoca nel Ducato di Amalfi ad un paio di miglia da Castellamare, 1410 Napoli, 1493). Poca documentazione certa esiste sulla sua vita tanto che la maggior parte delle sue notizie biografiche arrivano da studi del sei-settecento. Per comprendere la difficoltà di ricostruire le vicende giuridiche basti ricordare cosa scrive Ennio Cortese nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 32 del 1986 edito da Treccani, nella voce dedicata a dal Pozzo nel tentativo di ricostruire il percorso universitario dell'autore: "il Chioccarelli (dal quale traggono Toppi, Tafuri e altri) parla di Roma, Pavia, Firenze, Bologna, Perugia; il Giannone aggiunge per errore Milano; il De Fortis preferisce Padova a Pavia; il Giustiniani, con argomentazioni imperfette, limita la rosa a Padova, Firenze e Ferrara. In realtà, le sole informazioni che il D. stesso offre alludono a soggiorni in Toscana e a Bologna; in questa città, d'altronde, poté udire nei primi anni '40 tutti i suoi maestri. Ma non vi conseguì la laurea, né d'altronde il suo nome è rintracciabile altrove in alcuno degli elenchi di dottorati pervenutici. A Bologna egli compare ancora nel 1445 soltanto come "bacalarius in decretis": il titolo, usuale nelle scuole di teologia, ma non in quelle italiane di diritto, è tuttavia esplicitamente ricordato nella riforma del Collegio dei dottori giuristi stabilita da Giovanna II nel 1428, sicché appare plausibile che il D. avesse compiuto buona parte dei suoi studi a Napoli". Quello che è sicuro è che una volta laureato, se dalla città partenopea si era allontanato, tornò a Napoli dove ben presto, si fece apprezzare per la sua preparazione e arguzia. Qui entrò al servizio della corte aragonese e di Re Alfonso, ricoprendo diversi incarichi pubblici quali, ad esempio, auditore generale e inquisitore generale di tutto il regno. Alessandro Manzoni lo ricorda come uno strenuo oppositore della tortura come mezzo d'indagine. Fra gli incarichi che occupò c'è anche quello di "Commissarius regni" con ampi poteri per la repressione della criminalità e giudice della Vicaria intorno al 1473. Autore prolifico, scrisse diverse importanti opere, per lo più a carattere giuridico che furono molto apprezzate al suo tempo e gli portarono fama, bel al di là dei confini del regno aragonese. Dal Pozzo intuì la portata della nuova invenzione della stampa a caratteri mobili, volendo ben presto riprodurre le sue opere principali, con questa nuova tecnica. Come scrive sempre Cortese, "L'opera maggiore, il De syndicatu, rivela una formazione graduale che si colloca tra la prima stesura imperfetta, surrettiziamente sottratta all'autore e stampata con i tipi di Riessinger verso il 1473, e la redazione definitiva, profondamente rimaneggiata, apparsa nel 1485 per le cure e le spese di Francesco del Tuppo". Fu autore anche di trattati di argomento diverso rispetto al diritto come "De Ludo" ed appunto, il noto trattato dedicato al duello, argomento di grande interesse tra quattrocento e cinquecento in tutte le corte europee. "Già Matteo D'Afflitto (In Const., I, In quaestionibus, n. 3) osserva che il De duello si ispira al duecentesco De pugna di Roffredo da Benevento, e in effetti interi passi appaiono copiati (H. Kantorowicz, De pugna, in Rechtshist. Schriften, Karlsruhe 1970, p. 270). La traduzione in volgare fu curata dal D. stesso (L. Nicodemi, Addizioni a N. Toppi, Biblioteca napoletana, Napoli 16833 p. 197) ed edita nel 1475 (Copinger) o 1476-77 (Fava-Bresciano) o 1477-78 (Indice generale degli incunaboli: indici I.G.I.); nel '500 apparve ripetutamente anche una traduzione in castigliano. Se il De ludo meritò una terza edizione incunabola a Pavia, per Cristoforo Cane, nel 1495, l'opera latina e volgare sul duello ebbe numerosissime stampe soprattutto nella prima metà dei Cinquecento; dell'originale latino resta oggi un ms. a Bergamo (Biblioteca civica, ? VI. 32)." (Ennio Cortese, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 32, Treccani, 1986. Edizione fra le più rare di uno dei più celebri trattati sul duello, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\BVEE\002357; Essling 2095; Sander 5414; Olschki Choix 1°, n° 305, V° N 5162; Heym IIa 501.

  • Venetia, Aurelio Pincio, 1530. En 8º (151 x 97)mm. 308 pp., la última blanca. Encuadernación en pergamino del siglo diecisiete. Temprana edición en italiano de este famoso libro tocante a las leyes del duelo y sus costumbres, impreso primeramente en latín y posteriormente en italiano. Hay, sin embargo, diferencias entre ambas versiones, omitiendo el texto italiano algunas materias que aparecen en la versión latina pero añadiendo otras cuyo texto iba dirigido a soldados y militares más que a juristas, resultando por tanto esta versión italiana más útil y popular. La obra alcanzó gran fama y se publicaron numerosas ediciones a lo largo del siglo dieciséis. Buen ejemplar de importante procedencia, completo de su última hoja blanca; portada ligeramente sucia, por lo demás perfecto. Procedencia: Antonio Cánovas del Castillo, su ex-libris 151x97mm. (6x3¾").

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    In 8° piccolo (14,5 x8,5 cm); (200) cc. nn. Bella legatura realizzata tra la seconda metà del seicento ed i primissimi del settecento, con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Ex-libris novecentesco di Ludovico de Gobbis applicato al recto del piatto anteriore. Tagli azzurri. Piccolissima perdita di carta al margine interno bianco delle carte C1 e C2, assolutamente ininfluenti e presenti prima della stampa del volume e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Xilografia di duellanti al frontespizio, iniziali xilografiche, testo in corsivo. Il nome dell'autore, Paride Dal Pozzo, si ricava dall'intitolazione a carta B1r. Il nome degli stampatori, Pietro Ravani e Melchiorre Sessa il vecchio, si ricava dall'analisi del materiale tipografico. Fra le edizioni più rare e fra le primissime edizioni in lingua italiana stampate a Venezia dell'importante opera del celebre giurista italiano, conosciuto anche con il soprannome de "Il Puteo", Paride del Pozzo (in latino Paris de Puteo, Pimonte in provincia di Napoli, all'epoca nel Ducato di Amalfi ad un paio di miglia da Castellamare, 1410 Napoli, 1493). Poca documentazione certa esiste sulla sua vita tanto che la maggior parte delle sue notizie biografiche arrivano da studi del sei-settecento. Per comprendere la difficoltà di ricostruire le vicende giuridiche basti ricordare cosa scrive Ennio Cortese nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 32 del 1986 edito da Treccani, nella voce dedicata a dal Pozzo nel tentativo di ricostruire il percorso universitario dell'autore: "il Chioccarelli (dal quale traggono Toppi, Tafuri e altri) parla di Roma, Pavia, Firenze, Bologna, Perugia; il Giannone aggiunge per errore Milano; il De Fortis preferisce Padova a Pavia; il Giustiniani, con argomentazioni imperfette, limita la rosa a Padova, Firenze e Ferrara. In realtà, le sole informazioni che il D. stesso offre alludono a soggiorni in Toscana e a Bologna; in questa città, d'altronde, poté udire nei primi anni '40 tutti i suoi maestri. Ma non vi conseguì la laurea, né d'altronde il suo nome è rintracciabile altrove in alcuno degli elenchi di dottorati pervenutici. A Bologna egli compare ancora nel 1445 soltanto come "bacalarius in decretis": il titolo, usuale nelle scuole di teologia, ma non in quelle italiane di diritto, è tuttavia esplicitamente ricordato nella riforma del Collegio dei dottori giuristi stabilita da Giovanna II nel 1428, sicché appare plausibile che il D. avesse compiuto buona parte dei suoi studi a Napoli". Quello che è sicuro è che una volta laureato, se dalla città partenopea si era allontanato, tornò a Napoli dove ben presto, si fece apprezzare per la sua preparazione e arguzia. Qui entrò al servizio della corte aragonese e di Re Alfonso, ricoprendo diversi incarichi pubblici quali, ad esempio, auditore generale e inquisitore generale di tutto il regno. Alessandro Manzoni lo ricorda come uno strenuo oppositore della tortura come mezzo d'indagine. Fra gli incarichi che occupò c'è anche quello di "Commissarius regni" con ampi poteri per la repressione della criminalità e giudice della Vicaria intorno al 1473. Autore prolifico, scrisse diverse importanti opere, per lo più a carattere giuridico che furono molto apprezzate al suo tempo e gli portarono fama, bel al di là dei confini del regno aragonese. Dal Pozzo intuì la portata della nuova invenzione della stampa a caratteri mobili, volendo ben presto riprodurre le sue opere principali, con questa nuova tecnica. Come scrive sempre Cortese, "L'opera maggiore, il De syndicatu, rivela una formazione graduale che si colloca tra la prima stesura imperfetta, surrettiziamente sottratta all'autore e stampata con i tipi di Riessinger verso il 1473, e la redazione definitiva, profondamente rimaneggiata, apparsa nel 1485 per le cure e le spese di Francesco del Tuppo". Fu autore anche di trattati di argomento diverso rispetto al diritto come "De Ludo" ed appunto, il noto trattato dedicato al duello, argomento di grande interesse tra quattrocento e cinquecento in tutte le corte europee. "Già Matteo D'Afflitto (In Const., I, In quaestionibus, n. 3) osserva che il De duello si ispira al duecentesco De pugna di Roffredo da Benevento, e in effetti interi passi appaiono copiati (H. Kantorowicz, De pugna, in Rechtshist. Schriften, Karlsruhe 1970, p. 270). La traduzione in volgare fu curata dal D. stesso (L. Nicodemi, Addizioni a N. Toppi, Biblioteca napoletana, Napoli 16833 p. 197) ed edita nel 1475 (Copinger) o 1476-77 (Fava-Bresciano) o 1477-78 (Indice generale degli incunaboli: indici I.G.I.); nel '500 apparve ripetutamente anche una traduzione in castigliano. Se il De ludo meritò una terza edizione incunabola a Pavia, per Cristoforo Cane, nel 1495, l'opera latina e volgare sul duello ebbe numerosissime stampe soprattutto nella prima metà dei Cinquecento; dell'originale latino resta oggi un ms. a Bergamo (Biblioteca civica, ? VI. 32)." (Ennio Cortese, Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 32, Treccani, 1986. Edizione fra le più rare di uno dei più celebri trattati sul duello, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\BVEE\002357; Essling 2095; Sander 5414; Olschki Choix 1°, n° 305, V° N 5162; Heym IIa 501.

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    Dal Pozzo Paride

    Verlag: excudebat Ioannes Flaioletus 1540 (al colophon: 1539 mense Octob.), Lugduni, 1540

    Anbieter: Libreria Ex Libris ALAI-ILAB/LILA member, Roma, RM, Italien

    Verbandsmitglied: ALAI ILAB

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    Legatura recente in pergamena rigida con nervi (alcune macchie ai piatti). Lieve ed uniforme brunitura della carta e qualche sporadico alone, peraltro esemplare in ottimo stato di conservazione. Due rari trattati del giurista napoletano Dal Pozzo (1413-1493) con il commento di Benedetto Vadi da Fossombrone. Non in Sapori. 8vo (cm. 17,5), 44 cc.nn., 168 cc. (di cui l ultima bianca). Frontespizio in rosso e nero con marca tipografica entro ricca cornice architettonica (ripetuto, in bianco e nero, alla prima carta numerata). Da c. 169 alla fine (c. 304) inizia - con proprio frontespizio sempre entro cornice - il De Libelli contra Potestatem in Sindicatu formatione, Tractatus . Num.me iniziali xilografiche n.t.

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    An elegant Italian edition of this important treatise on duelling laws and customs, printed in italic type in the humanist octavo format made popular by Aldus Manutius. Paride del (or dal) Pozzo (1410-1493), called il Puteo, Latinized as Paris de Puteo, was a 15th-century Italian jurist. His treatise was first printed in Latin, then in Italian at Naples by Sixtus Riessinger, not before 1475. The two texts are rather different; the Italian, which omits some matter from the Latin but expands on others, appears to be an adaptation of the Latin directed at soldiers and princes rather than jurists. The Italian edition remained popular and was reset, with updated spelling and punctuation, and printed in Venice several times in the 16th century. This is the earliest such edition held in the British Library. Essling 2095; Sander 5414. Octavo (150 x 94 mm). Woodcut title device depicting a pair of duellists in front of a panel of jurists, 10-line woodcut criblé opening initial, 4-line woodcut initials throughout. Complete with final blank [b8]. Late 19th-century French black morocco by Petit, spine gilt-lettered direct, raised bands, double gilt rules, gilt inner dentelles, marbled endpapers, gilt edges over earlier marbling. Slight fading to sides, internally clean and fresh, a fine copy.

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    in 8°, 15 cm, rilegatura coeva in pergamena morbida, titolo ben manoscritto al dorso che ha una piccola mancanza, c. 176, bella cornice animata in silografia al frontespizio, alcune iniziali decorate, tarletto all'angolo superiore interno lontano dal testo, ex libris privato ai risguardi. Assai raro.