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      Firenze, 1983, 8vo stralcio con copertina posticcia muta, pp. 229/266 con 4 illustrazioni e 10 tavole. - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo, completo in se, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perché ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : ?extract? or ?excerpt? means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from? ?to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.

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      Trento, 1983, 8vo stralcio con copertina posticcia muta, pp. 7/20. - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo, completo in se, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perché ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : ?extract? or ?excerpt? means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from? ?to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.

    • Sprache: Englisch

      Verlag: John Wiley & Sons, 2017

      1119223547 / 9781119223542

      • Hardcover

      Anbieter: moluna, Greven, Deutschlandmoluna

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      Zustand: New. Manjubala Bisi is currently an Assistant Professor in the Computer Science and Engineering Department, Kakatiya Institute of Technology and Science, Warangal, Telengana, India. She received her PhD from the Indian Institute of Technology Kharagpur in Reliab.

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      Zustand: Good. 4 folio volumes, 31 x 44.4 cm. Large paper copy. 19th Century half green morocco with marbled boards. Some pages with stains and foxing. but most very fresh. The plates were printed in colors which was then much more expensive and always more elegant than handcoloring black inked printed pages. With 155 color stipple engravings. The plates are not numbered but some copies have as many as 163 plates.The Italian artists are : Giuseppe CAROCCI, Alessandro CONTARDI, Francesco CORSI, Paolo FUMAGALLI, Luigi GARIBBO, Luigi GIARRE, Carlo LASINIO, Tomaso NASI, Giuseppe PERA, Stefano RINALDI, Bernardino ROSASPINA, Antonio SERANTONI, Antonio VERICO?engraved after A. BASOLI, Giuseppe BAZOLI, Luigi BISI, Carolina & Isabella BOZZOLINI, Giuseppe BUCHERELLI, D. DELPINO, Pellina Piuma GALLESIO, Sofia GIORDANO, Ferdinando MORI, Domenico del PINO, Daniele DEL Ré, Antonio SERANTONI, M. VERNERO?OCLC Number / Unique Identifier:558753573.FIRST EDITION OF THE FINEST ITALIAN WORK ON FRUIT. "It is extremely rare and its interest is enhanced by the knowledge that it is one of the few examples outside of England in which aquatint has been used successfully" (Dunthorne). "Before Gallesio began this enormous work, published in fourty-one parts from 1817 to 1839, he had already published his Traité du Citrus, which explains the reason for the lack of oranges and lemons in a catalogue of Italian fruit. Gallesio's fruit garden in Savona was not his main occupation, for he was a lawyer and a civil servant as well as a botanist, whose experiments on the development of varieties of fruit were quoted later by Charles Darwin. Gallesio's Pomona was a major contribution to the study of pomology in Italy" (Raphael Oak Spring Pomona). Dunthorne 118; Great Flower Books p. 57; Raphael Oak Spring Pomona 52; Nissen BBI 683. 4 volumes in-folio, demi-maroquin vert, dos à nerfs orné (reliure fin XIXe s.).Brunet, II, 1466 (« Pour la beauté de l'exécution, cet ouvrage ne le cède en rien à ceux du même genre que l'on a publiés en France depuis une cinquantaine d'années ») ; Dunthorne, 118 (« A very fine work » ; Great Flower Books, 92-95 ; Oak Spring Pomona, 52 ; Nissen, BBI, 683 (3).

    • Verlag: Napoleonica

      • Erstausgabe

      Anbieter: Sergio Trippini, Gavirate, VA, ItalienSergio Trippini

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      Prima edizione delle incisioni dei Fasti pubblicata a Milano nel 1816. Esemplare conforme a quello conservato presso la Civica Raccolta di Stampe "Achille Bertarelli", Albo J 5. RaraIl ciclo pittorico dei Fasti Napoleonici era un grandioso e complesso fregio, realizzato da Andrea Appiani fra il 1800 ed il 1807, per decorare la balconata della ringhiera che percorreva i quattro lati della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. Questo a confronto con la neoclassica arte pittorica dell'epoca si distingueva quale avanguardia sperimentale, in quanto rappresentava il primo esempio di pittura di storia contemporanea in Italia. Andato distrutto durante i bombardamenti alleati del 1943, sopravvive in età moderna grazie alla versione grafica voluta dallo stesso Napoleone che decise "di tradurre il ciclo, senza risparmio di denaro, tempo ed energia, consapevole della forza comunicativa e dell'immediatezza visiva e di significato ideologico degli eventi rappresentati, nonché dell'alto esito artistico raggiunto" (Bairati 1997: 91) L'impresa venne commissionata ad Appiani da Napoleone stesso, il quale era giunto in Italia per essere incoronato Re (26 maggio 1805), inizialmente "con proposito di ritirarne 200 copie, e lasciar quindi ad Appiani i rami in proprietà" (Beretta). Da principio il premier peintre, per volere dello stesso imperatore, commissionò a Giuseppe Longhi l'esecuzione di sei matrici della dimensione di un quarto dell'altezza del dipinto; queste sarebbero servite come modello di riferimento per i successivi contributi degli altri incisori, affinché la serie mantenesse, nonostante le diverse mani coinvolte, una certa compiutezza ed omogeneità formale. Il Nostro cominciò il lavoro nel 1806 (terminato entro il 1811). Cinque di queste lastre rappresentano la battaglia di Marengo, mentre la sesta il tempo con le parche. Longhi, al fine di ottenere una traduzione fedele sul piano della resa stilistica, decise di utilizzare una tecnica diversa dall'intaglio a bulino, optando per un'esecuzione semilibera comunemente adottata ad inizio '800, soprattutto in ambito accademico. Questa "maniera semilibera, che comportava il ritocco a bulino delle incisioni eseguite all'acquaforte [?] consentiva di rendere con più efficacia, rispetto all'uso del bulino, i valori pittorico-chiaroscurali e di tradurre lo sfumato, l'espressività e le delicate lumeggiature delle tempere di Appiani, permettendo inoltre un più facile ed armonioso accordo tra le parti" (Bairati 1997: 95). L'impresa, che prevedeva un totale di 35 rami, vide anche la partecipazione degli incisori: Francesco Rosaspina (1762-1841), Giuseppe Rosaspina (1765-1832), Michele Bisi (1788-1874) e Giuseppe Benaglia (1766-1835) anche se quest'ultimo ebbe un ruolo del tutto marginale. L'operazione di traduzione grafica fu complessa e travagliata a causa dello scontro tra le ragioni dell'arte con quelle di sicurezza e tutela ideologico-politiche. A tal proposito risulta esemplificativa la piccola disputa avvenuta nel 1808 tra l'Intendente Generale, che suggeriva al viceré Eugenio di Beauharnais di depositare le lastre incise presso il tesoro della Corona, onde evitare i pericoli di una divulgazione non autorizzata o di contraffazione, mentre d'altra parte Appiani era contrario a tale decisione. "Vengo a rilevare che alcune delle battaglie sudette sieno già incise, di cui ve ne sono ostensibili diverse prove [?] per i dovuti riguardi alla Maestaà dell'Augusto Sovrano per cui benefica disposizione viene quest'opera eseguita, e per l'importanza dell'opera stessa la quale potrebbesi divulgare e contraffare, non sia conveniente che alcuna prova venga distratta prima che sia umiliata alla prelodata V. M. [?] sembrerebbe opportuno [?] depositare i rami già eseguiti nel Tesoro della Corona" (Intendente Generale). Diversamente la risposta dell'Appiani, in data 10 maggio 1808, sostiene la necessità di non alienare alcuna parte dell'impresa, al fine di assicurare carattere unitario ed omogeneo al.