Verlag: Edizioni del Movimento Futurista Giuliano [Tipografia Sociale, Gorizia],, 1924
Anbieter: Libreria Antiquaria Pontremoli SRL, Milano, MI, Italien
Erstausgabe Signiert
Trieste, Edizioni del Movimento Futurista Giuliano [Tipografia Sociale, Gorizia], 1924, Edizione originale. Spettacolare "dedicaton copy" ovvero quella copia unica che viene donata dall'autore al dedicatario dell'opera a stampa e che quindi molto sia avvicina al concetto di "miglior esemplare possibile" del libro con dedica autografa di Sofronio Pocarini a Bruno G. Sanzin vergata in lapis grande alla prima carta. Per di più il libro denigrava proprio l'opera poetica del Sanzin, e fu oggetto di una feroce polemica personale ma con strascichi e ripercussioni entro le fila del movimento futurista tutto. Proveniente direttamente dall'archivio del futurista Sanzin. Rarissima e geniale pubblicazione polemica: in un testo di commento del Sanzin parolibero (Un buon parolibero), presto aperto a considerazioni generali di inquadramento del fenomeno parolibero e futurista in generale non prive di una sottile ironia l'autore riproduce sette parolibere di Sanzin a piena pagina (attribuendogliele nel testo che precede, ma non firmandole). Chiosa dunque con il lapidario e un verseggiatore mancato: «Non altrimenti avremmo potuto chiamare il Sanzin che produce dei versi [] particolarmente ingenui [] sembrano dei bellissimi compiti di prima liceale», citando le poesie A l C u Q c U e A e Notturno. Chiude il testo reclame «Il Movimento Futurista Giuliano pubblica "L'Aurora"»: le poesie di Sanzin furono infatti tutte pubblicate sul giornale diretto da Pocarini, che ne possedeva dunque le matrici e i diritti. Ha spiegato la vicenda con magistrale chiarezza Carpi, "Personaggi e vicende della letteratura giuliana", p. 64ss.: nonostante reiterati contatti da parte del nostro, Marinetti ogni volta rimandava la concessione del marchio Edizioni Futuriste di Poesia avvallo invece subito concesso al meno raffinato (ma più fedele) Sanzin preoccupato dalla tutto sommato scarsa (in termini quantitativi) vena parolibera del poeta goriziano (peraltro ben riscontrabile nella sua produzione, di squisita e modernissima avanguardia ma non parolibera in senso stretto): «E, dall'uomo intelligente che era, [Pocarini] comprese benissimo l'antifona. Così, coerenza per coerenza, volle giocare un tiro feroce al privilegiato Sanzin, lanciando nello stesso tempo un indiretto messaggio, mi pare, anche a Marinetti: non saprei spiegare altrimenti la nota beffa di Un buon parolibero e un verseggiatore mancato». in 8°, oblungo 196 x 251 mm, doppio punto metallico brossura arancione stampata in nero ai piatti, elegante design dell'autore al piatto anteriore, che gioca tra futurismo e forma tipografica classica, prezzo e sottoscrizione tipografica al posteriore, pp. 21 [1], [1] c.b. finale. Edizione originale. Spettacolare "dedicaton copy" ovvero quella copia unica che viene donata dall'autore al dedicatario dell'opera a stampa e che quindi molto sia avvicina al concetto di "miglior esemplare possibile" del libro con dedica autografa di Sofronio Pocarini a Bruno G. Sanzin vergata in lapis grande alla prima carta. Per di più il libro denigrava proprio l'opera poetica del Sanzin, e fu oggetto di una feroce polemica personale ma con strascichi e ripercussioni entro le fila del movimento futurista tutto. Proveniente direttamente dall'archivio del futurista Sanzin. doppio punto metallico brossura arancione stampata in nero ai piatti, elegante design dell'autore al piatto anteriore, che gioca tra futurismo e forma tipografica classica, prezzo e sottoscrizione tipografica al posteriore,
Erscheinungsdatum: 1930
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1930 178x138 mm, 1 bifolio (scritte due pagine). Manoscritto a penna nera su carta listata a lutto. Al verso, di altra mano, a matita e a penna nera, minuta di lettera indirizzata a "Sofronio". Strappo alla piegatura del bifolio. Più che buono stato. Intensa e dolorosa lettera scritta poco dopo la morte della moglie Cornelia. "[.] sempre influenzato dal ricordo doloroso della cara Cornelia, che tu sai quanto ho amato: essa vive sempre nel mio cuore e incessantemente la ricordo. Anche nella mia recente permanenza a Venezia - tu sai come sono belle le veneziane, con l'alta presenza, i neri capelli folti, gli occhi vivi e luminosi - continuamente tra la folla mi sembrava di veder Cornelia, non tanto triste, anzi quasi spensierata, come non l'ho mai conosciuta. E la sera [.] mi assalivano tutte le rimembranze della cara Fanciulla, che in un freddo e doloroso pomeriggio di febbraio abbiamo accompagnato piangendo nel desolato cimitero di S. Anna, tra l'ululo terrificante del vento [.]".