Paride dal pozzo (6 Ergebnisse)
Weitere BilderVerlag: Stampata in Venetia: per Gregorio de Gregoriis a di XXIII aprile, 1523
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TITLE CONTINUED: Canonisti, & Ecclesiastici: Opera dignissima, & vtilissima ad tutti gli spiriti gentili. Early edition 1523, Italian text, small 8vo, approximately 140 x 90 mm, 5½ x 3½ inches, 152 unnumbered leaves, collation: A-T8 (-A8 & T8 - blanks?), colophon on T7v, half page engraving of duel before 5 seated judges on titl…e page, woodcut initials, the first heightened with gold, author's name on B1r, imprint from colophon. Very attractively bound by Paris binder Gruel in gilt panelled red morocco, gilt corner ornaments, raised bands to spine, richly gilt in compartments, gilt title, date and name of binder, all edges gilt, elaborate gilt inner dentelles (turn ins), marbled endpapers. Small pale stain to lower cover, corners slightly bumped, tiny closed tear to top inner margin of title page, neatly repaired, neat early signature to lower margin of title page, pale age-browning to signature O. A very good copy of one of the earliest works on duelling. Paride dal Pozzo (1410-1493), known as Paris de Puteo, was an Italian jurist. His treatise was first printed in Latin in 1471, then in Italian at Naples by Sixtus Riessinger, not before 1475. Cockle, A Bibliography of Military Books up to 1642, page 225, No. 865 (Note); Brunet, Manuel du Libraire, Vol IV, 983 (1518 edition); Thimm, Bibliography of Fencing and Duelling, page 233. MORE IMAGES ATTACHED TO THIS LISTING, ALL ZOOMABLE, FURTHER IMAGES ON REQUEST. POSTAGE AT COST.
Weitere BilderVerlag: per Marchio Sessa et Piero dela Serena Compagno, Venetia, 1525
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hardcover. Zustand: Good. Cm. 14,5, cc. (190) di cui l'ultima bianca. Bel frontespizio incorniciato da figure incise e bei capolettera istoriati. Legatura antica (settecentesca) in piena pergamena rigida, dorso a nervi con titoli manoscritti. Sparse bruniture, qualche macchietta, un paio di antiche firme di possesso e qualche di…fetto marginale al frontespizio, complessivamente discreta conservazione. L'autore, giureconsulto e consigliere di Alfonso primo d'Aragona, ottenne la cattedra di giurisprudenza a Napoli e fu maestro di Ferrante I che lo nominò uditore generale in tutto il Regno. Nato a Pimonte (Napoli) nel 1413, morto nel 1493. Edizione interessante e non comune. Book.
Weitere BilderVerlag: S. stampatore, 12 maggio 1521, Venezia,, 1521
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In 8° piccolo (14,5 x8,5 cm); (200) cc. nn. Bella legatura realizzata tra la seconda metà del seicento ed i primissimi del settecento, con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Ex-libris novecentesco di Ludovico de Gobbis applicato al recto del piatto anteriore. Tagli azzurri. Piccolissima perdita di carta al margine intern…o bianco delle carte C1 e C2, assolutamente ininfluenti e presenti prima della stampa del volume e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Xilografia di duellanti al frontespizio, iniziali xilografiche, testo in corsivo. Il nome dell'autore, Paride Dal Pozzo, si ricava dall'intitolazione a carta B1r. Il nome degli stampatori, Pietro Ravani e Melchiorre Sessa il vecchio, si ricava dall'analisi del materiale tipografico. Fra le edizioni più rare e fra le primissime edizioni in lingua italiana stampate a Venezia dell'importante opera del celebre giurista italiano, conosciuto anche con il soprannome de "Il Puteo", Paride del Pozzo (in latino Paris de Puteo, Pimonte in provincia di Napoli, all'epoca nel Ducato di Amalfi ad un paio di miglia da Castellamare, 1410 Napoli, 1493). Poca documentazione certa esiste sulla sua vita tanto che la maggior parte delle sue notizie biografiche arrivano da studi del sei-settecento. Per comprendere la difficoltà di ricostruire le vicende giuridiche basti ricordare cosa scrive Ennio Cortese nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 32 del 1986 edito da Treccani, nella voce dedicata a dal Pozzo nel tentativo di ricostruire il percorso universitario dell'autore: "il Chioccarelli (dal quale traggono Toppi, Tafuri e altri) parla di Roma, Pavia, Firenze, Bologna, Perugia; il Giannone aggiunge per errore Milano; il De Fortis preferisce Padova a Pavia; il Giustiniani, con argomentazioni imperfette, limita la rosa a Padova, Firenze e Ferrara. In realtà, le sole informazioni che il D. stesso offre alludono a soggiorni in Toscana e a Bologna; in questa città, d'altronde, poté udire nei primi anni '40 tutti i suoi maestri. Ma non vi conseguì la laurea, né d'altronde il suo nome è rintracciabile altrove in alcuno degli elenchi di dottorati pervenutici. A Bologna egli compare ancora nel 1445 soltanto come "bacalarius in decretis": il titolo, usuale nelle scuole di teologia, ma non in quelle italiane di diritto, è tuttavia esplicitamente ricordato nella riforma del Collegio dei dottori giuristi stabilita da Giovanna II nel 1428, sicché appare plausibile che il D. avesse compiuto buona parte dei suoi studi a Napoli". Quello che è sicuro è che una volta laureato, se dalla città partenopea si era allontanato, tornò a Napoli dove ben presto, si fece apprezzare per la sua preparazione e arguzia. Qui entrò al servizio della corte aragonese e di Re Alfonso, ricoprendo diversi incarichi pubblici quali, ad esempio, auditore generale e inquisitore generale di tutto il regno. Alessandro Manzoni lo ricorda come uno strenuo oppositore della tortura come mezzo d'indagine. Fra gli incarichi che occupò c'è anche quello di "Commissarius regni" con ampi poteri per la repressione della criminalità e giudice della Vicaria intorno al 1473. Autore prolifico, scrisse diverse importanti opere, per lo più a carattere giuridico che furono molto apprezzate al suo tempo e gli portarono fama, bel al di là dei confini del regno aragonese. Dal Pozzo intuì la portata della nuova invenzione della stampa a caratteri mobili, volendo ben presto riprodurre le sue opere principali, con questa nuova tecnica. Come scrive sempre Cortese, "L'opera maggiore, il De syndicatu, rivela una formazione graduale che si colloca tra la prima stesura imperfetta, surrettiziamente sottratta all'autore e stampata con i tipi di Riessinger verso il 1473, e la redazione definitiva, profondamente rimaneggiata, apparsa nel 1485 per le cure e le spese di Francesco del Tuppo". Fu autore anche di trattati di argomento diverso rispetto al diritto come "De Ludo" ed appunto, il noto trattato dedicato al duello, argomento.
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In 8° piccolo (14,5 x8,5 cm); (200) cc. nn. Bella legatura realizzata tra la seconda metà del seicento ed i primissimi del settecento, con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Ex-libris novecentesco di Ludovico de Gobbis applicato al recto del piatto anteriore. Tagli azzurri. Piccolissima perdita di carta al margine intern…o bianco delle carte C1 e C2, assolutamente ininfluenti e presenti prima della stampa del volume e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Xilografia di duellanti al frontespizio, iniziali xilografiche, testo in corsivo. Il nome dell'autore, Paride Dal Pozzo, si ricava dall'intitolazione a carta B1r. Il nome degli stampatori, Pietro Ravani e Melchiorre Sessa il vecchio, si ricava dall'analisi del materiale tipografico. Fra le edizioni più rare e fra le primissime edizioni in lingua italiana stampate a Venezia dell'importante opera del celebre giurista italiano, conosciuto anche con il soprannome de "Il Puteo", Paride del Pozzo (in latino Paris de Puteo, Pimonte in provincia di Napoli, all'epoca nel Ducato di Amalfi ad un paio di miglia da Castellamare, 1410 Napoli, 1493). Poca documentazione certa esiste sulla sua vita tanto che la maggior parte delle sue notizie biografiche arrivano da studi del sei-settecento. Per comprendere la difficoltà di ricostruire le vicende giuridiche basti ricordare cosa scrive Ennio Cortese nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 32 del 1986 edito da Treccani, nella voce dedicata a dal Pozzo nel tentativo di ricostruire il percorso universitario dell'autore: "il Chioccarelli (dal quale traggono Toppi, Tafuri e altri) parla di Roma, Pavia, Firenze, Bologna, Perugia; il Giannone aggiunge per errore Milano; il De Fortis preferisce Padova a Pavia; il Giustiniani, con argomentazioni imperfette, limita la rosa a Padova, Firenze e Ferrara. In realtà, le sole informazioni che il D. stesso offre alludono a soggiorni in Toscana e a Bologna; in questa città, d'altronde, poté udire nei primi anni '40 tutti i suoi maestri. Ma non vi conseguì la laurea, né d'altronde il suo nome è rintracciabile altrove in alcuno degli elenchi di dottorati pervenutici. A Bologna egli compare ancora nel 1445 soltanto come "bacalarius in decretis": il titolo, usuale nelle scuole di teologia, ma non in quelle italiane di diritto, è tuttavia esplicitamente ricordato nella riforma del Collegio dei dottori giuristi stabilita da Giovanna II nel 1428, sicché appare plausibile che il D. avesse compiuto buona parte dei suoi studi a Napoli". Quello che è sicuro è che una volta laureato, se dalla città partenopea si era allontanato, tornò a Napoli dove ben presto, si fece apprezzare per la sua preparazione e arguzia. Qui entrò al servizio della corte aragonese e di Re Alfonso, ricoprendo diversi incarichi pubblici quali, ad esempio, auditore generale e inquisitore generale di tutto il regno. Alessandro Manzoni lo ricorda come uno strenuo oppositore della tortura come mezzo d'indagine. Fra gli incarichi che occupò c'è anche quello di "Commissarius regni" con ampi poteri per la repressione della criminalità e giudice della Vicaria intorno al 1473. Autore prolifico, scrisse diverse importanti opere, per lo più a carattere giuridico che furono molto apprezzate al suo tempo e gli portarono fama, bel al di là dei confini del regno aragonese. Dal Pozzo intuì la portata della nuova invenzione della stampa a caratteri mobili, volendo ben presto riprodurre le sue opere principali, con questa nuova tecnica. Come scrive sempre Cortese, "L'opera maggiore, il De syndicatu, rivela una formazione graduale che si colloca tra la prima stesura imperfetta, surrettiziamente sottratta all'autore e stampata con i tipi di Riessinger verso il 1473, e la redazione definitiva, profondamente rimaneggiata, apparsa nel 1485 per le cure e le spese di Francesco del Tuppo". Fu autore anche di trattati di argomento diverso rispetto al diritto come "De Ludo" ed appunto, il noto trattato dedicato al duello, argomento.
Weitere BilderVerlag: excudebat Ioannes Flaioletus 1540 (al colophon: 1539 mense Octob.), Lugduni, 1540
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Legatura recente in pergamena rigida con nervi (alcune macchie ai piatti). Lieve ed uniforme brunitura della carta e qualche sporadico alone, peraltro esemplare in ottimo stato di conservazione. Due rari trattati del giurista napoletano Dal Pozzo (1413-1493) con il commento di Benedetto Vadi da Fossombrone. Non in Sapori. 8vo (c…m. 17,5), 44 cc.nn., 168 cc. (di cui l ultima bianca). Frontespizio in rosso e nero con marca tipografica entro ricca cornice architettonica (ripetuto, in bianco e nero, alla prima carta numerata). Da c. 169 alla fine (c. 304) inizia - con proprio frontespizio sempre entro cornice - il De Libelli contra Potestatem in Sindicatu formatione, Tractatus . Num.me iniziali xilografiche n.t.

Verlag: In Vinegia, 1544
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in 8°, 15 cm, rilegatura coeva in pergamena morbida, titolo ben manoscritto al dorso che ha una piccola mancanza, c. 176, bella cornice animata in silografia al frontespizio, alcune iniziali decorate, tarletto all'angolo superiore interno lontano dal testo, ex libris privato ai risguardi. Assai raro.