Lob jaques legrand benjamin (1 Ergebnisse)

Verlag: EDITORIALE COSMO BOLOGNA FEBBRAIO 2014, 2014
- Softcover
Anbieter: Librightbooks, Portici, NA, ItalienLibrightbooks
Verkäufer/-in kontaktierenVerkäufer/-in mit 4 SternenZustand: Gebraucht - Befriedigend
EUR 15,70
EUR 35,00 VersandVersand von Italien nach USAAnzahl: 1 verfügbar
copertina morbida. Zustand: buone. Zustand des Schutzumschlags: buone. Riusciranno gli occupanti dello Snowpiercer a trovare finalmente la pace e un rifugio sicuro, o per loro inizierà un nuovo incubo?Conosciuto in occidente per opere come The Host e Mother, entrambi presentati a Cannes, e per la partecipazione al trittico sulla capitale giapponese, Tokio! (con Michel Gondry e Leos Carax), Joon-ho Bong per la sua ultima opera decide di adattare un fumetto dei francesi Jacques Lob/Benjamin Legrand (testi) e Alexis/Jean-Marc Rochette (disegni): Le Transperceneige, edito da Casterman e in Italia ora in edicola per i tipi dell?Editoriale Cosmo. In seguito ad una nuova glaciazione, provocata dalla mano dell?uomo, i pochi umani sopravvissuti viaggiano all?interno di un treno che non può fermarsi e che ciclicamente compie il giro del pianeta. Le carrozze di questa novella Arca di Noé dividono l?umanità in classi: in coda i poveri, i deboli e i diseredati, impegnati esclusivamente a sopravvivere in testa i ricchi e i potenti, intenti a festeggiare dionisicamente la fine, come in un millenaristico carnevale. Bong aggredisce il fumetto da cui trae ispirazione e lo fa ? quasi ? completamente suo. Dopo aver inserito di prepotenza la tematica della lotta di classe, risolvendola nel monologo iniziale di Tilda Swinton/Mason (?il treno è come un corpo, voi siete i piedi noi siamo la testa?), il registra struttura il proprio film non solo come un videogioco, come già detto altrove, in cui ogni carrozza rappresenta un livello con le proprie difficoltà da superare, ma anche come una wunderkammer contenente frammenti tassidermici del mondo che fu. Associando ad ogni carrozza-mondo una diversa estetica scenografica, fotografica e narrativa, Bong ripropone quella felice, visionaria e spiazzante mescolanza di registri che aveva caratterizzato anche i suoi film precedenti come il sorprendente The Host. Procedendo per accumulo di illogicità ? narrative, tecnico scientifiche etc. ? il regista offre un affascinante e anarcoide affresco sociale, che non sempre convince ma di sicuro affascina. Swowpiercer parte come un classico prison break, con i diseredati dell?ultima carrozza che fuggono per raggiungere la testa e prendere possesso del treno ma si trasforma ben presto in un action-movie asiatico, con abbondanza di coltelli, machete, mannaie e spade improvvisate, con qualche caduta simbolico-retorica (la fiaccola ?olimpica? che porta la luce nel buio della galleria) al passaggio successivo il tono si fa grottesco, con qualche prestito dal Paul Verhoveven di Robocop e Starship Troopers, nella scena dell?indottrinamento dei figli dei ricchi, sequenza illuminata dalla performance disturbante della canadese Alison Pill. Infine si trasforma in una riflessione sulla possibilità di una vera ribellione nei confronti del potere, sul ruolo delle classi e sulla sofferta solitudine ascetica di chi è al comando. Nel passaggio da un media all?altro il punto di vista di partenza delle due opere cambia sostanzialmente. Il fumetto è figlio diretto di una certa fantascienza distopica che include autori come Orwell ? e la data di uscita, del primo episodio, il 1984 appare particolarmente significativa ? Huxley ma anche il Robert Heinlein di Orfani del cielo e di tutte quelle opere appartenenti al sottogenere generation ship, come il ciclo di Rama, di Arthur C. Clarke. Inoltre si pensi, per quanto riguarda la divisione in classi, qui orizzontale, lì verticale, ad un classico del cinema di fantascienza come Metropolis. Questa derivazione huxleyana si fa sentire in particolar modo nel primo dei racconti che compongono la trilogia di Transperceneige, sia per come identifica la disumanizzazione attraverso la decadenza dei costumi, sia per per la sfiducia nella riuscita di una rivoluzione che viene vista più come un vezzo della borghesia, qui identificata con la seconda classe, che una consapevole necessità del proletariato, gli occupanti delle ultime carrozze del treno. Mentre quello di Porloff, protagonista di Transperceneige è, alla luce di quanto detto più un vagabondaggio, che quasi solo per caso lo porterà a raggiungere la testa del treno, quella di Curtis (Chris Evans) è una vera e propria rivoluzione, anche se, come molte rivoluzioni, ha il solo scopo di sostituire le vittime agli aguzzini, prendere il potere senza sapere poi bene cosa farsene. Un atto quasi del tutto muscolare. La ribellione di piedi che ancora non hanno una testa. Il mondo è il treno e il treno è il mondo e nessuno, tra chi lo guida e chi si fa guidare pensa di contestare questo fatto. Snowpiercer-4 L?unico che prova a mettere in discussione il mondo-treno come interezza, nel senso del suo annullamento, è il ?mastro di porta? Namgoong Minsu, un tossico, colui che ha progettato i sistemi di sicurezza dello Snowpiercer, non a caso interpretato dall?attore feticcio di Bong, quel Song Kang-Ho che già in The Host, come accade anche qui, lottava per la salvezza della figlia, che ha il volto, in entrambe le pellicole, dall?attrice Go Ah-sung. Porloff e Curtis, infatti, anche partendo da presupposti diversi, arrivano, alla fine del loro viaggio, a conclusioni che rischiano quasi di sovrapporsi. Ma l?ottimismo lugubre di Bong cambia all?ultimo secondo le carte in tavola. Per quanto riguarda la trama del film ci fermeremo però qui. Non diremo come si concluderà, in entrambe le opere, il viaggio dello Snowpiercer/Transperceneige. Resta da dire che, a differenza che nel fumetto, il vero assente nel film di Bong è proprio il treno. In Transperceneige, infatti, questo è fisicamente presente solo in alcune sequenze e vignette di raccordo e di ambientazione, ma la sua opprimente conformazione si rivela attraverso la scelta di inquadrature strette, dal taglio fortemente cinematografico, che grazie alla resa ravvicinata dei corpi trasformano la lettura in un?esperienza quasi sinestetica, piena di sudore e odori acri. Elemento sensibile questo che all?esperienza comunque patinata del film di Bong manca. Come manca la ?sensazione? del treno, nonostant.…