Verlag: Il Polifilo, Milano, 1970
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In den WarenkorbZustand: Very Good. Limited Edition 214/700. VG : in very good condition with blue slipcase. Slipcase lacks back end. 350mm x 260mm (14" x 10"). 266pp. 60 superb colour plates. In Italian. Facsimiles of the 1796 plates. Heavy book. Extra shipping may apply ouside UK. Blue hardback half-leather cover.
Verlag: Milano, Il Polifilo, 1970
Anbieter: Librairie de l'Avenue - Henri Veyrier, Saint-Ouen, FR, Frankreich
Couverture souple. Zustand: Très bon état. In-folio, broché, couverture rempliée, chemis et étui toilé, XVI- 22- 8 pp. & 60 planches en couleurs. Belle édition imprimée à 700 exemplaires par la Stamperia Valdonega de Vérone sur papier filigrané ; reproduit la très rare édition de 1796. Etui lég. fané sinon bel exemplaire. in-folio.
Verlag: Firenze, presso Nicc. Pagni e Gius. Bardi, 1796,, 1796
Anbieter: Libreria Antiquaria Pregliasco, Torino, TO, Italien
Zustand: molto buono. Incisione in rame a colori (mm 339x235), firmata da A. Bicci e incisa da Lasinio; titolo in basso "Abito degli ortolani di Legnaja | nei contorni di Firenze | in Firenze presso Niccolò Pagni, e Giuseppe Bardi", N° 4Legna. Tratta dalla celebre serie, la più bella e forse più rara dei costumi italiani, raffigurati in scene a due o più personaggi maschili e femminili. Sono tra le primissime incisioni a colori da quattro lastre eseguite in Italia, dopo le prime esperienze in Francia e Inghilterra. Gran parte del lavoro di incisione fu coordinato, se non realizzato in prima persona, dal Lasinio, innovatore in Italia dell'incisione in rame; apprese la tecnica dell'incisione a colori da Jacques Gautier Dagoty, recatosi a Firenze per preparare una pubblicazione di quadri dei musei fiorentini. Piccole macchioline rosse diffuse. Ampi margini. Lipperheide, I, 1320. Colas, Bibl. du Costume, I, 325. Forlani-Tempesti, Reprint, Il Polifilo 1970: ''Trevigiano d?origine (nato verso il 1758), e morto a Pisa nel 1838, dopo aver passato la maggior parte della sua vita fra Firenze e Pisa, può considerarsi artista toscano, anzi uno dei più famosi incisori che abbiano operato in quel tempo nella regione. Le notizie su di lui sono numerose, e molte e note sono le sue opere, ma il nome in genere è solo frettolosamente citato e manca un indice completo delle sue stampe, che costituiscono un interessante specchio per la storia dell?incisione in Toscana fra Sette e Ottocento e, più in generale, per quella del gusto e dell?arte del tempo in una regione che, ormai definitivamente uscita dal ruolo di centro artistico propulsivo, si ripiegava soprattutto a valorizzare il suo illustre passato. Anzi, proprio in questo sforzo di celebrare e documentare le opere degli antichi maestri, è da ricercare la ragione della grande fortuna che la stampa di riproduzione, e con essa il Lasinio, ebbero nel Granducato lorenese. Il Lasinio, «applicatosi per natural genio al disegno, ed alla pittura, dimostrò fino da? primi suoi passi in assai giovanile età di voler correre la strada de? grandi Artisti» (Federici), e dopo aver studiato pittura all?Accademia di Venezia, compagno di Canova, si dedicò all?incisione, lavorando per breve tempo in patria. Verso l?ottavo decennio del secolo egli era già a Firenze, dove iniziò la sua fortunata carriera di incisore di riproduzione. Sono datate 1774 le copie da Il Caciator fiamingo del Metzu e dalla Venere di Tiziano, che erano nella «Reale Galleria» e pare che nel 1779 egli fosse già professore all?Accademia di Belle Arti. Tuttavia il nipote afferma che l?artista giunse a Firenze solo nel 1782. Comunque, fin dagli inizi, il Lasinio trovò protezione a Corte se Giuseppe II e Gustavo di Svezia, quest?ultimo a Firenze nel 1783., lo visitarono nel suo studio «sorpresi entrambi in osservando la franchezza del Lasinio nell?incidere, nel disegnare, e ne? modi particolari d?incisione, a? colori con cinque rami per ciascheduna stampa» (Federici p.184). Dovette essere quindi una specie di enfant prodige, per giungere ventenne a tanti onori; e precoce fu anche il suo interesse per i nuovi procedimenti della stampa a colori, che cominciavano a diffondersi in Europa, se già le sue prime opere su citate del I774 sono appunto eseguite col sistema della mezzatinta a quattro o cinque toni. A tale sistema il Lasinio fu iniziato dall?amico Edouard Gautier d?Agoty, che visse in Italia e morì appunto a Firenze nel 1783: questi, insieme col padre Jacques Félibien e i fratelli, già in Francia aveva perfezionato e divulgato il procedimento della mezzatinta a tre lastre con i tre colori fondamentali, giallo, blu e rosso, aggiungendovi una quarta lastra per il nero ed usandolo sia per le stampe d?invenzione, soprattutto ritratti, sia per le stampe di riproduzione. Il Lasinio sperimentò a lungo tale procedimento, che aveva interessato anche il Bartolozzi, perfezionandolo e combinandolo con altre tecniche, ma anch?egli era spesso costretto a ritoccare poi a. Book.
Verlag: Firenze, presso Nicc. Pagni e Gius. Bardi, 1796,, 1796
Anbieter: Libreria Antiquaria Pregliasco, Torino, TO, Italien
Zustand: molto buono. Incisione in rame a colori (mm 340x240), firmata da A. Bicci e incisa da Lasinio; titolo in basso "Abito de' contadini Sposi | nei contorni di Firenze | in Firenze presso Niccolò Pagni, e Giuseppe Bardi", N° 2. Tratta dalla celebre serie, la più bella e forse più rara dei costumi italiani, raffigurati in scene a due o più personaggi maschili e femminili. Sono tra le primissime incisioni a colori da quattro lastre eseguite in Italia, dopo le prime esperienze in Francia e Inghilterra. Gran parte del lavoro di incisione fu coordinato, se non realizzato in prima persona, dal Lasinio, innovatore in Italia dell'incisione in rame; apprese la tecnica dell'incisione a colori da Jacques Gautier Dagoty, recatosi a Firenze per preparare una pubblicazione di quadri dei musei fiorentini. Piccole macchioline rosse diffuse. Ampi margini. Lipperheide, I, 1320. Colas, Bibl. du Costume, I, 325. Forlani-Tempesti, Reprint, Il Polifilo 1970: ''Trevigiano d?origine (nato verso il 1758), e morto a Pisa nel 1838, dopo aver passato la maggior parte della sua vita fra Firenze e Pisa, può considerarsi artista toscano, anzi uno dei più famosi incisori che abbiano operato in quel tempo nella regione. Le notizie su di lui sono numerose, e molte e note sono le sue opere, ma il nome in genere è solo frettolosamente citato e manca un indice completo delle sue stampe, che costituiscono un interessante specchio per la storia dell?incisione in Toscana fra Sette e Ottocento e, più in generale, per quella del gusto e dell?arte del tempo in una regione che, ormai definitivamente uscita dal ruolo di centro artistico propulsivo, si ripiegava soprattutto a valorizzare il suo illustre passato. Anzi, proprio in questo sforzo di celebrare e documentare le opere degli antichi maestri, è da ricercare la ragione della grande fortuna che la stampa di riproduzione, e con essa il Lasinio, ebbero nel Granducato lorenese. Il Lasinio, «applicatosi per natural genio al disegno, ed alla pittura, dimostrò fino da? primi suoi passi in assai giovanile età di voler correre la strada de? grandi Artisti» (Federici), e dopo aver studiato pittura all?Accademia di Venezia, compagno di Canova, si dedicò all?incisione, lavorando per breve tempo in patria. Verso l?ottavo decennio del secolo egli era già a Firenze, dove iniziò la sua fortunata carriera di incisore di riproduzione. Sono datate 1774 le copie da Il Caciator fiamingo del Metzu e dalla Venere di Tiziano, che erano nella «Reale Galleria» e pare che nel 1779 egli fosse già professore all?Accademia di Belle Arti. Tuttavia il nipote afferma che l?artista giunse a Firenze solo nel 1782. Comunque, fin dagli inizi, il Lasinio trovò protezione a Corte se Giuseppe II e Gustavo di Svezia, quest?ultimo a Firenze nel 1783., lo visitarono nel suo studio «sorpresi entrambi in osservando la franchezza del Lasinio nell?incidere, nel disegnare, e ne? modi particolari d?incisione, a? colori con cinque rami per ciascheduna stampa» (Federici p.184). Dovette essere quindi una specie di enfant prodige, per giungere ventenne a tanti onori; e precoce fu anche il suo interesse per i nuovi procedimenti della stampa a colori, che cominciavano a diffondersi in Europa, se già le sue prime opere su citate del I774 sono appunto eseguite col sistema della mezzatinta a quattro o cinque toni. A tale sistema il Lasinio fu iniziato dall?amico Edouard Gautier d?Agoty, che visse in Italia e morì appunto a Firenze nel 1783: questi, insieme col padre Jacques Félibien e i fratelli, già in Francia aveva perfezionato e divulgato il procedimento della mezzatinta a tre lastre con i tre colori fondamentali, giallo, blu e rosso, aggiungendovi una quarta lastra per il nero ed usandolo sia per le stampe d?invenzione, soprattutto ritratti, sia per le stampe di riproduzione. Il Lasinio sperimentò a lungo tale procedimento, che aveva interessato anche il Bartolozzi, perfezionandolo e combinandolo con altre tecniche, ma anch?egli era spesso costretto a ritoccare poi a mano col pe. Book.
Verlag: Firenze, presso Nicc. Pagni e Gius. Bardi, 1796,, 1796
Anbieter: Libreria Antiquaria Pregliasco, Torino, TO, Italien
Zustand: molto buono. Incisione in rame a colori (mm 340x240), firmata da A. Bicci e incisa da Lasinio; titolo in basso "Abito delle donne tessitore | del Galluzzo ed altri luoghi | de' contorni di Firenze | in Firenze presso Niccolò Pagni, e Giuseppe Bardi", N° 5.Tratta dalla celebre serie, la più bella e forse più rara dei costumi italiani, raffigurati in scene a due o più personaggi maschili e femminili. Sono tra le primissime incisioni a colori da quattro lastre eseguite in Italia, dopo le prime esperienze in Francia e Inghilterra. Gran parte del lavoro di incisione fu coordinato, se non realizzato in prima persona, dal Lasinio, innovatore in Italia dell'incisione in rame; apprese la tecnica dell'incisione a colori da Jacques Gautier Dagoty, recatosi a Firenze per preparare una pubblicazione di quadri dei musei fiorentini. Piccole macchioline rosse diffuse. Ampi margini. Lipperheide, I, 1320. Colas, Bibl. du Costume, I, 325. Forlani-Tempesti, Reprint, Il Polifilo 1970: ''Trevigiano d?origine (nato verso il 1758), e morto a Pisa nel 1838, dopo aver passato la maggior parte della sua vita fra Firenze e Pisa, può considerarsi artista toscano, anzi uno dei più famosi incisori che abbiano operato in quel tempo nella regione. Le notizie su di lui sono numerose, e molte e note sono le sue opere, ma il nome in genere è solo frettolosamente citato e manca un indice completo delle sue stampe, che costituiscono un interessante specchio per la storia dell?incisione in Toscana fra Sette e Ottocento e, più in generale, per quella del gusto e dell?arte del tempo in una regione che, ormai definitivamente uscita dal ruolo di centro artistico propulsivo, si ripiegava soprattutto a valorizzare il suo illustre passato. Anzi, proprio in questo sforzo di celebrare e documentare le opere degli antichi maestri, è da ricercare la ragione della grande fortuna che la stampa di riproduzione, e con essa il Lasinio, ebbero nel Granducato lorenese. Il Lasinio, «applicatosi per natural genio al disegno, ed alla pittura, dimostrò fino da? primi suoi passi in assai giovanile età di voler correre la strada de? grandi Artisti» (Federici), e dopo aver studiato pittura all?Accademia di Venezia, compagno di Canova, si dedicò all?incisione, lavorando per breve tempo in patria. Verso l?ottavo decennio del secolo egli era già a Firenze, dove iniziò la sua fortunata carriera di incisore di riproduzione. Sono datate 1774 le copie da Il Caciator fiamingo del Metzu e dalla Venere di Tiziano, che erano nella «Reale Galleria» e pare che nel 1779 egli fosse già professore all?Accademia di Belle Arti. Tuttavia il nipote afferma che l?artista giunse a Firenze solo nel 1782. Comunque, fin dagli inizi, il Lasinio trovò protezione a Corte se Giuseppe II e Gustavo di Svezia, quest?ultimo a Firenze nel 1783., lo visitarono nel suo studio «sorpresi entrambi in osservando la franchezza del Lasinio nell?incidere, nel disegnare, e ne? modi particolari d?incisione, a? colori con cinque rami per ciascheduna stampa» (Federici p.184). Dovette essere quindi una specie di enfant prodige, per giungere ventenne a tanti onori; e precoce fu anche il suo interesse per i nuovi procedimenti della stampa a colori, che cominciavano a diffondersi in Europa, se già le sue prime opere su citate del I774 sono appunto eseguite col sistema della mezzatinta a quattro o cinque toni. A tale sistema il Lasinio fu iniziato dall?amico Edouard Gautier d?Agoty, che visse in Italia e morì appunto a Firenze nel 1783: questi, insieme col padre Jacques Félibien e i fratelli, già in Francia aveva perfezionato e divulgato il procedimento della mezzatinta a tre lastre con i tre colori fondamentali, giallo, blu e rosso, aggiungendovi una quarta lastra per il nero ed usandolo sia per le stampe d?invenzione, soprattutto ritratti, sia per le stampe di riproduzione. Il Lasinio sperimentò a lungo tale procedimento, che aveva interessato anche il Bartolozzi, perfezionandolo e combinandolo con altre tecniche, ma anch?egli era spesso costret. Book.
Verlag: Firenze, presso Nicc. Pagni e Gius. Bardi, 1796,, 1796
Anbieter: Libreria Antiquaria Pregliasco, Torino, TO, Italien
Zustand: molto buono. Incisione in rame a colori (mm 336x240), firmata da A. Bicci e incisa da Lasinio; titolo in basso "Abit: de' contad.ni Giovani del Piano di Ripoli | nei contorni di Firenze | in Firenze presso Niccolò Pagni, e Giuseppe Bardi", N° 3. Tratta dalla celebre serie, la più bella e forse più rara dei costumi italiani, raffigurati in scene a due o più personaggi maschili e femminili. Sono tra le primissime incisioni a colori da quattro lastre eseguite in Italia, dopo le prime esperienze in Francia e Inghilterra. Gran parte del lavoro di incisione fu coordinato, se non realizzato in prima persona, dal Lasinio, innovatore in Italia dell'incisione in rame; apprese la tecnica dell'incisione a colori da Jacques Gautier Dagoty, recatosi a Firenze per preparare una pubblicazione di quadri dei musei fiorentini. Piccole macchioline rosse diffuse. Ampi margini. Lipperheide, I, 1320. Colas, Bibl. du Costume, I, 325. Forlani-Tempesti, Reprint, Il Polifilo 1970: ''Trevigiano d?origine (nato verso il 1758), e morto a Pisa nel 1838, dopo aver passato la maggior parte della sua vita fra Firenze e Pisa, può considerarsi artista toscano, anzi uno dei più famosi incisori che abbiano operato in quel tempo nella regione. Le notizie su di lui sono numerose, e molte e note sono le sue opere, ma il nome in genere è solo frettolosamente citato e manca un indice completo delle sue stampe, che costituiscono un interessante specchio per la storia dell?incisione in Toscana fra Sette e Ottocento e, più in generale, per quella del gusto e dell?arte del tempo in una regione che, ormai definitivamente uscita dal ruolo di centro artistico propulsivo, si ripiegava soprattutto a valorizzare il suo illustre passato. Anzi, proprio in questo sforzo di celebrare e documentare le opere degli antichi maestri, è da ricercare la ragione della grande fortuna che la stampa di riproduzione, e con essa il Lasinio, ebbero nel Granducato lorenese. Il Lasinio, «applicatosi per natural genio al disegno, ed alla pittura, dimostrò fino da? primi suoi passi in assai giovanile età di voler correre la strada de? grandi Artisti» (Federici), e dopo aver studiato pittura all?Accademia di Venezia, compagno di Canova, si dedicò all?incisione, lavorando per breve tempo in patria. Verso l?ottavo decennio del secolo egli era già a Firenze, dove iniziò la sua fortunata carriera di incisore di riproduzione. Sono datate 1774 le copie da Il Caciator fiamingo del Metzu e dalla Venere di Tiziano, che erano nella «Reale Galleria» e pare che nel 1779 egli fosse già professore all?Accademia di Belle Arti. Tuttavia il nipote afferma che l?artista giunse a Firenze solo nel 1782. Comunque, fin dagli inizi, il Lasinio trovò protezione a Corte se Giuseppe II e Gustavo di Svezia, quest?ultimo a Firenze nel 1783., lo visitarono nel suo studio «sorpresi entrambi in osservando la franchezza del Lasinio nell?incidere, nel disegnare, e ne? modi particolari d?incisione, a? colori con cinque rami per ciascheduna stampa» (Federici p.184). Dovette essere quindi una specie di enfant prodige, per giungere ventenne a tanti onori; e precoce fu anche il suo interesse per i nuovi procedimenti della stampa a colori, che cominciavano a diffondersi in Europa, se già le sue prime opere su citate del I774 sono appunto eseguite col sistema della mezzatinta a quattro o cinque toni. A tale sistema il Lasinio fu iniziato dall?amico Edouard Gautier d?Agoty, che visse in Italia e morì appunto a Firenze nel 1783: questi, insieme col padre Jacques Félibien e i fratelli, già in Francia aveva perfezionato e divulgato il procedimento della mezzatinta a tre lastre con i tre colori fondamentali, giallo, blu e rosso, aggiungendovi una quarta lastra per il nero ed usandolo sia per le stampe d?invenzione, soprattutto ritratti, sia per le stampe di riproduzione. Il Lasinio sperimentò a lungo tale procedimento, che aveva interessato anche il Bartolozzi, perfezionandolo e combinandolo con altre tecniche, ma anch?egli era spesso costretto a ritoc. Book.
In Firenze, presso Giuseppe Bardi con Real Privilegio, [1796], incisione in rame colorata a la poupée; (tecnica nella quale si usava una sorta di tampone per applicare ciascun colore sulla medesima lastra), mm. 322x221 (il foglio). Una leggera ed uniforme brunitura, una piccola macchietta. Montata entro passe-partout in elegante cornice con vetro di protezione. Per la bibliografia de "I contadini della Toscana" cfr. soprattutto l'introduzione di G. Devoto e lo studio di A. Forlani Tempesti entrambi editi a corredo della ristampa in fac-simile (Milano, Il Polifilo, 1970).
Firenze, Pagni e Bardi, 1796. Cm. 33x23 + ampi margini intonsi. Ciascuna stampa con bella cornice dorata, eseguita dalla Ditta Miller di Londra (fine sec. XIX). Misure della cornice: cm. 58x40, vetri originali, tranne 6 sostituiti. Carlo Lasinio, incisore e pittore (Treviso 1759 - Pisa 1838), svolse la sua attività principalmente a Firenze, dove fu prof. all'Accademia e a Pisa, dove fu Conservatore del Camposanto. Praticò tutte le tecniche tradizionali dell'incisione - bulino, acquaforte, maniera nera, incisione a contorno - e sperimentò con successo il rivoluzionario sistema Le Blon - d'Agoty, che prevedeva l'utilizzazione di lastre multiple inchiostrate con i colori, rosso, giallo e azzurro (d'Agoty aggiunse come quarto colore il nero) secondo la tecnica del mezzotinto - cioè con una graffiatura o granitura completa della lastra di rame e una successiva lisciatura delle parti volute chiare: la parte granita tratteneva il colore fornendo un'incisione dallo scuro al chiaro che dava l'impressione dell'acquerello. Il Lasinio sperimentò a lungo tale tecnica - che già aveva interessato anche Bartolozzi - perfezionandola e combinandola con altre e ritoccando a mano col pennello alcune parti meno riuscite. Ne I contadini della Toscana però non utilizzò le lastre multiple, ma un altro sistema: quello detto a la poupée; usando una sorta di tampone per applicare ciascun colore sulla medesima lastra. Per la bibliografia de I contadini della Toscana cfr. soprattutto l'introduzione di G. Devoto e lo studio di A. Forlani Tempesti entrambi editi a corredo della ristampa in fac-simile (Milano, Il Polifilo, 1970). Al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi è presente solo un album della meno pregiata tiratura in bianco e nero (cfr. il catalogo della mostra "Lasinio. Incisioni" tenuta a Firenze e stampato da Olschki nel 2004).