Quando Marina Abramovic morirà.

Westcott, James

Verlag: Johan & Levi, 2011
ISBN 10: 8860100305 / ISBN 13: 9788860100306
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Beschreibung:

Milano, 2011; br., pp. 350, ill. (Biografie. 8). Belgrado 1974. Marina Abramovic dà fuoco a una monumentale stella a cinque punte, simbolo del regime di Tito, e ci si distende dentro fino a svenire per asfissia. Napoli 1975. Uno spettatore le punta al collo una pistola carica: l'artista ha sfidato il pubblico a usare su di lei, risolutamente passiva, uno qualsiasi degli oggetti disposti su un tavolo. New York 2002. Marina vive per dodici giorni in un'abitazione pensile allestita alla Sean Kelly Callery. Digiuna. L'unico nutrimento è l'avido sguardo degli astanti che la osservano bere, dormire, lavarsi e urinare. Tra la schiera di spettatori c'è James Westcott: è il suo primo incontro con "la nonna della Performance Art", come lei ama definirsi, e l'incipit di "Quando Marina Abramovic morirà", biografia intima di un'artista che da quarantanni gioca con la morte mettendo il proprio corpo al centro di performance divenute leggendarie. Agli esordi, lanciarsi nell'arte performativa significa per Marina ribellarsi a un'esistenza "militarizzata", tiranneggiata da una madre che le impone diktat culturali comunisti e non la bacia mai. Cruciale per il decollo da Belgrado è l'unione artistica e sentimentale con il fotografo tedesco Ulay, con cui avvia una collaborazione tanto ardita quanto fruttuosa. A bordo di un furgone Citroen trasformato in casa mobile, la coppia gira l'Europa esibendosi in pezzi che mettono a nudo una simbiosi culminata nel prolifico "Nightsea Crossing". Buchnummer des Verkäufers

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Inhaltsangabe: Belgrado 1974. Marina Abramovic dà fuoco a una monumentale stella a cinque punte, simbolo del regime di Tito, e ci si distende dentro fino a svenire per asfissia. Napoli 1975. Uno spettatore le punta al collo una pistola carica: l'artista ha sfidato il pubblico a usare su di lei, risolutamente passiva, uno qualsiasi degli oggetti disposti su un tavolo. New York 2002. Marina vive per dodici giorni in un'abitazione pensile allestita alla Sean Kelly Callery. Digiuna. L'unico nutrimento è l'avido sguardo degli astanti che la osservano bere, dormire, lavarsi e urinare. Tra la schiera di spettatori c'è James Westcott: è il suo primo incontro con "la nonna della Performance Art", come lei ama definirsi, e l'incipit di "Quando Marina Abramovic morirà", biografia intima di un'artista che da quarantanni gioca con la morte mettendo il proprio corpo al centro di performance divenute leggendarie. Agli esordi, lanciarsi nell'arte performativa significa per Marina ribellarsi a un'esistenza "militarizzata", tiranneggiata da una madre che le impone diktat culturali comunisti e non la bacia mai. Cruciale per il decollo da Belgrado è l'unione artistica e sentimentale con il fotografo tedesco Ulay, con cui avvia una collaborazione tanto ardita quanto fruttuosa. A bordo di un furgone Citroen trasformato in casa mobile, la coppia gira l'Europa esibendosi in pezzi che mettono a nudo una simbiosi culminata nel prolifico "Nightsea Crossing".

Rezension: Un libro intrigante che mi ha riportato alla mente lo spettacolare The Life and Death of Marina Abramovi?, a cui ho avuto la fortuna di assistere alla première dello scorso luglio al MIT Festival di Manchester. Entrambi condividono lo stesso incipit che chiarifica questa scelta: il funerale di Marina e il complesso rituale ad esso connesso, preventivamente comunicato ai posteri tramite pubblicazione del proprio testamento.
Westcott restituisce filologicamente e con una rigorosa contestualizzazione storica, le performance estreme nate nel milieu della Body Art che indagano i propri limiti fisici e psicologici, il lungo sodalizio artistico-esistenziale con Ulay terminato con lo struggente The Lovers (1989) che simbolicamente dà inizio alla difficile separazione; il passaggio ad una dimensione più meditativa negli anni Novanta volta alla ricerca, instancabile, di un?espansione ?energetica? della percezione. E ancora i lavori nei quali Abramovi? intraprende un percorso culturale ed ideologico nelle origini spirituali dei Balcani, nel suo contesto familiare, nei sentimenti di vergogna e nella sofferenza per le atrocità che colpiscono il suo paese d?origine, da Delusional (1994) al formidabile Balkan Baroque (1997).
Westcott è stato per diversi anni l?assistente di Marina, sin dai tempi di The House with the Ocean View alla Sean Kelly Gallery di New York (2002), primo passo, con la riproposizione della performance nel popolare serial Sex & the City, di un processo di appropriazione mediatica globalizzata dell?universo di Marina Abramovi? che ha pochi confronti nel mondo dell?arte contemporanea ma anche estenuante momento performativo atto a ribadire la presenza dell?artista sciamana.
Westcott abbina precisione documentaria e approccio intimista, assume un punto di vista deliberatamente raccolto, interiore, privato e a tratti privatissimo, quando la narrazione sfocia nel racconto autobiografico o nella testimonianza diretta. Ricostruisce attraverso una serie di contributi plurali, legati al mondo personale e professionale di Marina Abramovi? e alla collaborazione dell?artista che gli ha aperto il proprio archivio, quella sintesi inestricabile di arte e vita che caratterizza, da sempre, tutto il suo lavoro. Un ritratto appassionante di una donna tenace e volitiva che svela un contraltare fatto a tratti di rabbia, sofferenza e sublimazione nel lavoro delle proprie fragilità e debolezze. Emerge un aspetto di Marina Abramovi? inedito, quasi inaspettatamente umano, troppo umano: la vicenda esistenziale di una delle artiste più rappresentative del nostro tempo, decana di tutte le forme d?espressività legate al corpo e da esso derivanti, dotata di una capacità non comune di rinnovare continuamente se stessa e contestualmente la propria opera.

Recensione di Eugenio Viola, www.doppiozero.com

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Bibliografische Details

Titel: Quando Marina Abramovic morirà.
Verlag: Johan & Levi
Erscheinungsdatum: 2011
Zustand: new

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