Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS.

Ingrao, Christian

Verlag: Giulio Einaudi Editore, 2013
ISBN 10: 8806208845 / ISBN 13: 9788806208844
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Beschreibung:

Torino, 2013; br. (Biblioteca di cultura storica). Il nazismo, in Germania, non fu soltanto un movimento guidato da folli in preda a deliri di onnipotenza. Fu anche una poderosa macchina burocratica che, in quanto tale, doveva servirsi degli uomini più preparati. Per questo, il Reich aveva scelto proprio chi aveva ricevuto un'educazione d'eccellenza. Giuristi, dottorandi in economia o in storia, giovani laureati in blasonate università come quella di Heidelberg e di Jena costituirono un élite di intellettuali che, pur non rientrando nella cerchia degli uomini più fidati di Hitler, svolse un ruolo fondamentale nello sterminio degli ebrei, operando sia dal punto di vista teorico che come apparato di esercizio quotidiano del potere. Ma cosa li spinse a mettersi a servizio del nazismo? L'originale, e controversa, tesi di Ingrao è che la generazione di tedeschi, ancora bambini nel primo dopoguerra, non ha mai "elaborato il lutto" della sconfitta. Tanto più quelli provenienti da aree di confine che subirono occupazione ed espropri, come raccontano le travagliate biografie dei tanti intellettuali delle SS raccolte nel libro. Il messaggio nazista rappresentò il transfert di una rivincita anche ideale, un sogno di perfezione che portava a termine il progetto che la Prima guerra mondiale aveva interrotto: un invincibile "Grande Reich millenario". Buchnummer des Verkäufers

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Inhaltsangabe: Il nazismo, in Germania, non fu soltanto un movimento guidato da folli in preda a deliri di onnipotenza. Fu anche una poderosa macchina burocratica che, in quanto tale, doveva servirsi degli uomini più preparati. Per questo, il Reich aveva scelto proprio chi aveva ricevuto un'educazione d'eccellenza. Giuristi, dottorandi in economia o in storia, giovani laureati in blasonate università - come quella di Heidelberg e di Jena - costituirono un'élite di intellettuali che, pur non rientrando nella cerchia degli uomini più fidati di Hitler, svolse un ruolo fondamentale nello sterminio degli ebrei, operando sia dal punto di vista teorico che come apparato di esercizio quotidiano del potere. Ma cosa li spinse a mettersi a servizio del nazismo? L'originale, e controversa, tesi di Ingrao è che la generazione di tedeschi, ancora bambini nel primo dopoguerra, non ha mai "elaborato il lutto" della sconfitta. Tanto più quelli provenienti da aree di confine che subirono occupazione ed espropri, come raccontano le travagliate biografie dei tanti intellettuali delle SS raccolte nel libro. Il messaggio nazista rappresentò il transfert di una rivincita anche ideale, un sogno di perfezione che portava a termine il progetto che la Prima guerra mondiale aveva interrotto: un invincibile "Grande Reich millenario".

Rezension: ?Erano belli, intelligenti e colti. Sono responsabili della morte di parecchie centinaia di migliaia di persone. Questo libro racconta la loro storia?. Così esordisce, in modo sornione e moralmente provocatorio, nella premessa di questo ampio e documentato studio, lo storico francese Christian Ingrao, un volume nel quale si tenta di far luce sulla composizione sociale del lavoro intellettuale all?interno delle SS. Il principale tentativo del libro è, infatti, di costruire una nuova e più plausibile modalità di racconto del processo storico che portò una generazione d?intellettuali alla pratica del genocidio. Per molto tempo la partita più innovativa si era giocata tra intenzionalismo e funzionalismo, tra coloro che tentavano di accertare faticosamente le responsabilità attribuibili a singole persone o piccoli gruppi e coloro che privilegiavano spiegazioni strutturali e di storia sociale. Era chiaro che dietro questo dibattito c?era una questione di natura teorica, se non addirittura ideologica, sul modo di fare i conti con l?esperienza nazista. Dopo la caduta del Muro e con la riunificazione tedesca lo scenario cambiò bruscamente. Una nuova massa documentaria diventò pienamente accessibile e confrontabile. La prima reazione degli storici fu quella di tornare a un maggiore empirismo e di non lasciarsi intrappolare nella contrapposizione metodologica tra intenzionalismo e funzionalismo.  La dimensione dell?archivio svolse qui un ruolo fondamentale, ma anche, forse, l?eccesso delle pubblicazioni ossessionate dal tecnicismo della produzione della prova. Il lavoro di questo libro nasce in questo contesto, ma anche lo supera. Ingrao da un lato prende le mosse dal nuovo quadro archivistico e documentario, ma, nello stesso tempo, è, dall?altro, sospettoso del mito dell?esaustività archivistica. Propende, perciò,  in primo luogo per un approccio selettivo: preferisce considerare  meglio e più a fondo archivi meno numerosi, ma di diverso tipo, ossia meno omogenei e più destinati a un approccio comparativo, piuttosto che meramente quantitativo.  In secondo luogo, però, non intende privilegiare il racconto lineare, psicologizzante, piuttosto ambientare i singoli resoconti biografici dentro uno scenario sociale e collettivo, situarli all?interno di una dinamica storica che progressivamente, attraverso differenti stadi di organizzazione, ha come esito la deriva genocidaria. La tesi problematica di Ingrao, il tessuto connettivo della narrazione che incrocia i destini delle singole biografie e li stringe assieme nella catastrofe finale, è che un ceto intellettuale ha perseguito coerentemente, dentro un quadro antropologico di credenze e di pratiche caratteristico del nazismo, un micidiale disegno distruttivo. La soluzione finale era, quindi, un mito credibile?

recensione di "www.bookdetector.com"

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Bibliografische Details

Titel: Credere, distruggere. Gli intellettuali ...
Verlag: Giulio Einaudi Editore
Erscheinungsdatum: 2013
Zustand: new

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