L'uomo primitivo, perduto nella giungla preistorica, cerca di derubare i suoi compagni della preda che hanno conquistato o degli oggetti utili che hanno forgiato. Prova lo scambio e, se lo scambio non riesce, si precipita in battaglia. Ma a volte si sente solo, debole e disarmato, specialmente innanzi all’inesorabile assalto delle forze naturali, e quindi volge altrove le proprie riflessioni. Ecco che concepisce la probabile esistenza di esseri più potenti di se stesso, di geni, di dei cattivi o buoni e si interroga sul modo di ingentilirsi il primo, di conciliare il secondo o persino come riuscire a lanciare loro l’uno contro l’altro.
Tale è la forma primordiale della religione: una paura, una chiamata e, a poco a poco, viene creata una serie di pratiche empiriche da cui nasce la magia dei primitivi.
Questa concezione religiosa, di un proficuo commercio tra l'uomo e un invisibile più potente, si è gradualmente perfezionata nel corso dei secoli: man mano che l'idea di un Essere Supremo è divenuta maggiormente definita. Ecco che vediamo nelle grandi antiche religioni, quelle di Cina, India, Iran, Egitto, poi Israele, Grecia e Roma l’esistenza di un duplice culto. Il primo ad uso sociale - a cui erano invitate le folle e senza merito alcuno vi si partecipava - e un altro riservato capace di sublimare gli elementi exoterici del sacrificio e infonderlo, tramite la sua pratica, nella vita interiore di un certo numero di individui d'élite.
Paragrafi:
RITUALE DEL SACRIFICIO IN INDIA
RITUALI DI SACRIFICIO AL TEMPO DEGLI ANTICHI EBREI
IL SACRIFICIO DI GESÙ CRISTO
IL SACRIFICIO DEL DISCEPOLO
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