“Dialogare con Freak ti aiutava a entrare in un mondo di pura fantasia, anche se ferocemente connesso alla realtà quotidiana. Si scherzava spesso, stupendosi reciprocamente di come una frase, una battuta, un acronimo, potesse essere rivoltato o arrotolato come un calzino per assumere una nuova forma. È notorio poi che i bolognesi siano un popolo assai verboso. Danno alle parole tutta l’importanza che meritano, spesso anche troppa. Freak invece era capace di alternare superbi giochi di parole a improvvisi silenzi. Uno stile personalissimo, talmente originale da farlo sembrare persino anti-televisivo. Pur essendo un artista rock a 360 gradi, Freak era un grande osservante del ritmo lento. Dopo una sua battuta seguiva sempre un momento di silenzio, quasi un esercizio di riflessione. Mentre agiva, mentre cantava o recitava, contemporaneamente pensava, rifletteva, mostrando a se stesso e agli altri una straordinaria volontà di ricerca, di cammino, di esplorazione intellettuale. Con Freak bisognava lasciarsi andare. Porre un freno a qualsiasi pregiudizio, a qualsiasi tentazione critica. Freak era come la corrente di un fiume, a volte in piena, a volte dolce e mite. Se ti lasciavi andare alla sua corrente arrivavi lontano, senza rischiare di annegare.”
ROBERTO MANFREDI
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