Questo libro non racconta una storia lineare. Raccoglie macerie. Frammenti di vita, episodi che si incastrano come cicatrici, pensieri che emergono nei momenti meno opportuni: in un bar di periferia, durante un lunedì che non finisce mai, davanti allo specchio alle tre del mattino. Il protagonista attraversa la città, il corpo, le relazioni e il tempo come se fossero territori già bombardati, cercando non una redenzione, ma una forma onesta di resistenza. Tra ironia feroce e malinconia lucida, tra prosa poetica e racconti brevi che strappano un sorriso amaro, prende forma una narrazione episodica che ricorda una serie tv esistenziale: ogni capitolo è autonomo, ma insieme compongono un destino comune, immutabile. Un libro che non promette salvezza, ma compagnia. Per chi ha imparato a convivere con il dolore senza farne un manifesto. Per chi sa che domani non sarà migliore — ma sarà comunque vissuto.
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