L’ULTIMO DUELLO non si propone come un manifesto di rottura, né come un’inchiesta che pretenda di svelare verità assolute. È, piuttosto, una collezione di domande poste in punta di piedi, una riflessione su un paesaggio quotidiano che a volte assume i contorni di un labirinto di specchi.
Il libro invita a prestare attenzione a quel "sibilo" di fondo che accompagna le nostre giornate, quel ronzio quasi impercettibile che spesso diamo per scontato.
L’architettura del quotidiano: Si esplora come il mondo che ci circonda — che chiamiamo "Convento" — sia intessuto di simboli e geometrie che influenzano, forse più di quanto crediamo, il nostro modo di percepire la realtà.
Il gioco dei riflessi: Il testo suggerisce che molte delle nostre interazioni e dei nostri pensieri siano parte di un flusso predefinito, un "Flash" di immagini e notizie che cattura l'attenzione e ci invita, quasi meccanicamente, a reagire.
L'invito al silenzio: Più che una chiamata all'azione, è un suggerimento a cercare una frequenza diversa, definita come il "Mai-Detto": un modo di osservare la vita che non passa attraverso le antenne ufficiali, ma attraverso una risonanza più personale e meno mediata.
L’indovinello: L’intero volume si presenta come un enigma. L’autore non cerca di convincere nessuno, preferendo che il lettore resti libero di trovare il proprio senso nelle pagine, o di scartarle come irrilevanti — che è, in fondo, la forma più pura di protezione personale.
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