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Ma che caldo fa! Come i romani cercavano (e cercano) il fresco (Romae) - Softcover

Arnaldi, Valeria

 
9791282312066: Ma che caldo fa! Come i romani cercavano (e cercano) il fresco (Romae)

Inhaltsangabe

«Bisogna provvedere che il luogo non soffra da mezzogiorno», scriveva Vitruvio nel De architectura in merito alla costruzione dei teatri. Dalla comodità degli spettatori – o quantomeno non scomodità – dipendeva in parte anche il successo dello spettacolo, quale che fosse. Attenzione al sole cocente, dunque, e al caldo che strema. Per controllare l’afa, i romani si affidavano all’ingegneria: il velarium, copertura per anfiteatri e teatri, era uno degli strumenti utilizzati per difendere gli spettatori dalla canicola. Il problema del caldo a Roma era – ed è – molto sentito. Anticamente si ricorreva a coperture, appunto, e fondamentale era anche la scelta dell’orario. Alcuni degli appuntamenti più attesi dai romani si tenevano solo al mattino e non si spingevano mai oltre mezzogiorno. Nei secoli, poi, sono state adottate tante altre misure, dal ventaglio al parasole, dai barconi lungo il Tevere, dove i romani andavano ad abbronzarsi e soprattutto a farsi vedere, fino a nasoni, gelati, grattachecca e molto altro per trovare delle “pause” rinfrescanti. Poi, il rito del riposo nelle ore più calde, sorta di “siesta” ante litteram, e tanto ancora, tra soluzioni di ieri e rimedi di oggi. Il primo studio sui modi utilizzati dai romani per difendersi dall’afa e godersi comunque la città.

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