Non uccidere nessuno.
Sono quattro parole. Sono un comandamento. Sono la legge che ogni religione riconosce. E sono la legge che l'umanità continua a infrangere.
Nel 1907, in una Russia dilaniata dalla rivoluzione e dalla repressione, Lev Tolstoj scrisse un saggio che suona oggi come una profezia. Non uccidere nessuno è un'accusa senza sconti contro ogni forma di violenza — quella dello Stato, quella della rivoluzione, quella della guerra, quella della pena di morte. Ma è anche una via d'uscita: la nonviolenza.
Tolstoj non scrive da moralista astratto. Scrive da uomo che ha visto il potere uccidere in nome della legge, e i rivoluzionari uccidere in nome della libertà. Scrive da cristiano che sa che l'insegnamento di Cristo è stato tradito dai suoi stessi seguaci. E scrive da profeta che indica una strada: smettere di uccidere, smettere di collaborare con chi uccide, smettere di costruire la propria vita sulla violenza.
Cosa imparerai da questo libro:
Perché la nonviolenza non è un'utopia, ma una scelta concreta
Come il cristianesimo è stato pervertito per giustificare l'omicidio
Perché la violenza non ferma la violenza, ma la alimenta
Qual è il rapporto tra fede, potere e resistenza
Come la via della nonviolenza può salvare il mondo
A chi è rivolto questo libro:
A chi cerca risposte in un mondo violento
A chi è stanco della guerra e del sangue
A chi crede che un mondo diverso sia possibile
A chi ama Tolstoj e vuole scoprire il suo pensiero politico e spirituale
A chi è attratto dalla filosofia della nonviolenza
Non uccidere nessuno è un libro che non lascia indifferenti. È un grido, una preghiera, un atto di accusa. È la via di Tolstoj per salvare il mondo con la nonviolenza.
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