Dopo Codice Canalini e Codice Tondelli, arriva il terzo e ultimo movimento della trilogia che ha reinventato il saggio narrativo italiano. Al centro c’è René Girard, il pensatore francese del desiderio, della violenza e del capro espiatorio. Dalle origini della coscienza alla voce del padrone, fino al presente in cui, da Peter Thiel a J.D. Vance, la teoria mimetica è passata al servizio del turbocapitalismo. Giulio Milani, che ha pubblicato Girard in Italia e ne ha organizzato l’ultimo confronto pubblico con Gianni Vattimo, racconta la teoria mimetica dall’interno, intrecciando la ricostruzione del pensiero girardiano con la propria esperienza di editore, con la teoria della mente bicamerale di Julian Jaynes, con il pessimismo di Thomas Ligotti. Il libro attraversa diecimila anni, dai primi templi di Göbekli Tepe ai laboratori dove nasce l’intelligenza artificiale, e intreccia la storia delle idee con il presente, dal funzionamento dei social come macchine del consenso a Peter Thiel che parla dell’Anticristo a Roma mentre le bombe cadono su Teheran. Perché esiste un uso della teoria mimetica che Girard non avrebbe mai approvato: nata per svelare la violenza, oggi è diventata l’arma di chi il potere lo costruisce, dalla Silicon Valley alla nuova destra americana. Riconoscere il meccanismo quando lavora è forse l’ultima difesa che ci resta.
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