È al fischio di Ciuf! Ciuf! che Fabio Salamida ci propone un ritratto di Matteo Salvini ironico e dissacrante. L’autore, però, non si cimenta soltanto in una canzonatura di uno dei personaggi più inspiegabilmente longevi della politica italiana, ma realizza un’opera di disvelamento dei suoi fallimenti da ministro dei Trasporti: ritardi cronici, opere incompiute, amicizie imbarazzanti e tradimenti “insospettabili”, il tutto camuffato dietro alla più retriva retorica nazionalista e patriottarda, capace solamente di scaricare le responsabilità sul nemico di turno, che siano le persone migranti o i comunisti. In questo libro, Salamida richiama con puntualità il “girasagre cheerleader” al suo dovere, cioè quello di far arrivare i treni in orario, evitando di distrarsi tra un arrosticino e un liscio. I treni, maledizione! Ciuf! Ciuf!
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«L’espressione “Ciuf! Ciuf!” è nata come un disperato tentativo di parlare a quel bimbo rinchiuso nel corpo di un adulto con un linguaggio a lui familiare. È il suono immaginario di quei trenini che il ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti e della Famiglia nel bosco muove con il pensiero sul plastico del ponte sullo Stretto riesumato da Bruno Vespa. È un disperato tentativo di esortarlo a lavorare qualche ora, a mettere la testa su quella che sarebbe l’attività per cui lo paghiamo. Col passare dei mesi, “Ciuf! Ciuf!” è diventato lo sfogo di tutti quei viaggiatori che non riescono ad arrivare a destinazione nel tempo previsto. Di chi aspetta ore nelle stazioni prima di riuscire a partire.»
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