The Dawn Is Always New: Selected Poetry of Rocco Scotellaro (Princeton Legacy Library, 590) - Hardcover

Scotellaro, Rocco

 
9780691064239: The Dawn Is Always New: Selected Poetry of Rocco Scotellaro (Princeton Legacy Library, 590)

Inhaltsangabe

This selection of poetry presents--in a bilingual edition--what the translators regard as the very best poems of Rocco Scotellaro (1923-1953).

Originally published in 1980.

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Auszug. © Genehmigter Nachdruck. Alle Rechte vorbehalten.

The Dawn is Always New

By Rocco Scotellaro, Ruth Feldman, Brian Swann

PRINCETON UNIVERSITY PRESS

Copyright © 1980 Princeton University Press
All rights reserved.
ISBN: 978-0-691-06423-9

Contents

TRANSLATORS PREFACE, xi,
ACKNOWLEDGMENTS, xiii,
INTRODUCTION, 3,
Invito: Invitation, 15,
È calda cosí la malva The mallow is warm like this, 25,
Neve: Snow, 37,
Canto: Song, 53,
Capostorno: Capostorno, 59,
Sempre nuova è l'alba The dawn is always new, 79,
Verde nasce: Green is born, 91,
II cielo a bocca aperta The open-mouthed sky, 109,
Margherite e rosolacci Daisies and poppies, 119,
Il carcere: The prison, 125,
La casa: The house, 133,
Quaderno a cancelli: Checkered notebook, 149,
Additional poems, 169,
NOTES, 201,


CHAPTER 1

Invito: Invitation


    Le viole sono deijanciulli scalzi

    Sono fresche Ie foglie dei mandorli
    i muri piovono acqua sorgiva
    si scelgono la comoda riva
    gli asini che trottano leggeri.
    Le ragazze dagli occhi phi neri
    montano altere sul carro che stride,
    Marzo è un bambino in fasce che già ride.

    E puoi dimenticarti dell'inverno:
    che curvo sotto le salme di legna
    recitavi il tuo rosario
    lungo freddi chilometri
    per cuocerti il volto al focolare.

    Ora ritorna la zecca ai cavalli
    ventila la mosca nelle stalle
    e i fanciulli sono scalzi
    assaltano i ciuffi delle viole.


    (1948)

    Le nenie


    Rifanno il giuoco del girotondo
    i mulinelli nella via.
    Anch'io c'ero in mezzo
    nei lunghi giorni di fango e di sole.
    Mia madre dorme a un'ora di notte
    e sogna Ie mie guerre nella strada
    irta di unghie nere e di spade:
    la strada ch'era il campo della lippa
    e l'imbuto delle grida rissose
    di noi monelli piu figli alle pietre.

    Mamma, scacciali codesti morti
    se send la mia pena nei lamenti
    dei cani che non ti danno mai pace.
    E non andare a chiudermi la porta
    per quanti affanni che ti ho dato
    e nemmeno non ti alzare
    per coprirmi di cenere la brace.
    Sto in viuzze del paese a valle
    dove ha sempre battuto il cuore
    del mandolino nella notte.
    E sto bevendo con gli zappatori,
    non m'han messo il tabacco nel bicchiere,
    abbiamo insieme cantato
    Ie nenie afflitte del tempo passato
    col tamburello e la zampogna.


    (1947)


    È un ritratto tutto piedi


    Nella grotta in fondo al vico
    stanno seduti attorno la vecchia morta,
    Ie hanno legate Ie punte
    delle scarpe di suola incerata.
    Si vede la faccia lontana sul cuscino
    il ventre gonfio di camomilla.
    E un ritratto tutto piedi
    da questo vano dove si balla.


    (1948)


    Il primo addio a Napoli


    Il concertino girovago ammalia
    qui, a ridosso della Duchesca,
    dove giovani diciassettenni e una zoppa
    hanno un cantiere di camere
    in portoni sporchissimi.
    Il burattinaio è un vecchio
    pescatore invalido.
    Ognuno solo si preoccupa
    del proprio oggetto da vendere.
    Ognuno fa sentire la sua voce.
    Io sono meno di niente
    in questa folia di stracci
    presa nel gorgo dei propri affanni.
    Sono un uomo di passaggio, si vede
    dal cuscino che mi porta
    le cose della montagna.
    Il treno al binario numero otto
    ci vogliono ancora molt'ore
    fin che stiri Ie sue membra con un fischio.
    Non voglio piú sentire queste rauche
    carcasse dei tram.
    Non voglio piú sentire di questa città,
    confine dove piansero i miei padri
    i loro lunghi viaggi all'oltremare.
    Ritorno al bugigattolo del mio paese,
    dove siamo gelosi l'un dell'altro:
    sarà la notte insonne nell'attesa
    delle casine imbianchite dall'alba.
    Eppure è una gabbia sospesa
    nel libero cielo la mia casa.


    The violets are barefoot children

    The almond leaves are cool,
    the walls rain spring water;
    the donkeys with lightfooted trot
    choose the easy bank.
    The girls with the blackest eyes
    climb haughty on the creaking cart,
    March is a babe in swaddling clothes, already laughing.

    And you can forget winter:
    you, bowed under loads of firewood,
    who told your beads along many a cold mile
    so you could toast your face at the hearth.

    Now the tick is back on the horses,
    the fly hovers in the stables
    and barefoot children
    assault the clumps of violets.


    The dirges

    The dust-devils in the street
    repeat the merry-go-round's play.
    I was there too in their midst
    in the long days of mud and sun.
    My mother sleeps at one o'clock at night
    and dreams of my wars in the street
    bristling with black fingernails and swords:
    the street that was a playing-field for tip-cat
    and funneled the quarrelsome shouts
...

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